Lo sguardo intimo di Todd Hido, in mostra con il paesaggio che ci mette a nudo

Todd Hido, dalla periferia del sogno americano al sud della Francia, passando per la prima mostra svizzera e Il festival di Arles 2018.

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© Todd Hido, Untitled #10473-B, 2011. Courtesy Alex Daniels, Reflex Gallery, Amsterdam

Seducente come certe visioni sfuggenti, o le emozioni che non sentiamo il bisogno di mettere a fuoco, questa istantanea sembra emergere da un luogo intimo, familiare, privato, come i ricordi indelebili e i desideri inconfessabili. Sembra condensare quello che caratterizza ogni scatto di Todd Hido e l'obiettivo di uno dei fotografi contemporanei più ammirati e influenti della sua generazione. Quella nata nell'America del Sessantotto e cresciuta alla periferia disillusa del sogno a stelle e strisce, esplorando il vuoto che popola il paesaggio suburbano e chi lo vive. Di sicuro ne rappresenta lo sguardo che non ha bisogno di essere nitido, per scorgere in modo vivido quello che resta in agguato sotto la superficie. Protagonista di pubblicazioni, premi e mostre, dalla prima personale svizzera alla prossima edizione dei Rencontres d'Arles.

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Todd Hido, Untitled #10552-C, 2011
© Todd Hido​, Courtesy Alex Daniels, Reflex Gallery, Amsterdam​​

Quello di Hido è uno sguardo errante che ama i viaggi on the road, lungo strade deserte che conosce o sembrano tali, attraversando i paesaggi trasfigurati dal finestrino dell'auto, la pioggia e le emozioni. Il bisogno di scorgere ovunque il familiare, continua a spingerlo fino alla fine del giorno e della luce della notte, sbirciando dietro le finestre illuminate di case isolate, tra le pieghe di letti sfatti e le vibrazioni di corpi messi a nudo. Come rivelato a Marie-Charlotte Pezé durante un'intervista per Gup Magazine: "Il mio lavoro riguarda molto l'America; riguarda i posti che conosco. Dove sono cresciuto. Riguarda la strada che ho percorso mille volte - o una strada che sembra quella che ho percorso mille volte. Sono decisamente alla ricerca di qualcosa di familiare. Guido dappertutto e cerco l'architettura della mia infanzia, qualcosa che abbia una sensazione familiare."

Todd Hido, Untitled #9198, 2010
© Todd Hido​, Courtesy Alex Daniels, Reflex Gallery, Amsterdam​
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Usando il suo lavoro come una sorta di terapia, Hido entra anche in relazione con l'universo femminile che evoca quello della sua infanzia (a partire da sua madre). Soprattutto quando si avvicina al mondo della moda, collaborando con realtà molto diverse (dalle architetture moderniste della campagna Autunno Inverno 2017 di Bottega Veneta, alle coste della California di quella Primavera Estate 2018 di Woolrich). I paesaggi suburbani deserti continuano a tradire la nostra presenza in ogni vuoto, ma la modella russa Khrystyna Kazakova, sembra capace di prestare volti diversi a quelli che abitano le camere di anonimi motel lungo la strada.

Todd Hido, Untitled #10479-11-A, 2011
© Todd Hido​, Courtesy Alex Daniels, Reflex Gallery, Amsterdam​


Il paesaggio della sua infanzia (in un sobborgo di Kent, in Ohio), rintracciato nell'introspezione del contemporaneo, consente così al fotografo di raccontare la periferia americana, con un sapore cinematografico tanto lucido e inquietante da ricordare David Lynch. La cura con cui modula luce, colore e ambiguità delle immagini, lascia però ogni spettatore libero di scovarci il proprio paesaggio emotivo.

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La dimensione cinematografica delle sue fotografie non è comunque sfuggita anche a diversi registi. Spike Jonze sembra rimasto tanto affascinato dalla chioma femminile senza volto protagonista dello scatto 2563 di Hido (nomina con un numero tutte le sue foto dal 1999), da appenderla nel suo loft newyorchese e trarne ispirazione per l'oggetto del'amour fau del suo Her (da Oscar per la miglior sceneggiatura originale).

Alcune delle tue fotografie sono diventate anche le copertine dei libri di Raymond Carver. All'inizio di un progetto e ogni viaggio, Todd Hido pensa sempre a un libro, capace di strappare al tempo la fugacità di una mostra. Dopo tante piccole pubblicazioni indipendenti e aperte alla sperimentazione, nel 2013 a condensarne il suo viaggio visivo sono state però le quattro sezioni della monografia Excerpts from Silver Meadows.

Todd Hido, Untitled #7373, 2009
©Todd Hido​, Courtesy Alex Daniels, Reflex Gallery, Amsterdam​​
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Per abbandonarsi a tutte le immagini condensate nelle sue pagine bisognava sedersi ad un tavolo e mettere per un po' in pausa la vita, perché Silver Meadows è una strada che conosciamo ma tutta da scoprire. Come precisa il fotografo nella precedente intervista: "Silver Meadows è questa strada che attraversa il mio quartiere d'infanzia. Ma tutte le foto non sono state scattate lì - è come ha detto Picasso: "l'arte è una bugia che dice la verità". Il libro parla di tornare al passato, ed è probabilmente molto più personale e rivelatore dei miei libri precedenti. Contiene le foto dei miei amici e familiari e persino alcuni ricordi personali, come le misurazioni scritte a mano di mio padre. Era un atleta in gioventù, e misurava i suoi muscoli! Ma anche alcune immagini sono truccate e non si sa cosa sia autentico o meno, cosa è vecchio o nuovo. Ho anche deliberatamente amplificato certe cose ... è decisamente personale, ma anche molto romanzato."

Venticinque anni di istanti fugaci ed equilibri invisibili, protagonisti di paesaggi, strade secondarie, segni, periferie, interni, tessuti e facce, di progetti, pubblicazioni e mostre, nel 2016 sono raccolti da Aperture nelle pagine di Intimate Distance: Twenty-five Years of Photographs, A Chronological Album, a cura di David Campany.

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La prima monografia completa a tracciare la carriera dell'acclamato fotografo americano, accompagna anche il percorso espositivo di Todd Hido, In the vicinity of narrative, dall'esterno di case sequestrate agli interni abbandonati, dai paesaggi sfocati ai personaggi femminili nelle camere dei Motel. La prima mostra Svizzera del fotografo porta infatti diverse serie e un nuovo percorso narrativo al Museé des Beaux-Arts Le Locle (Mbal) fino al 27 maggio 2018. Il tutto mentre il museo offre un dialogo con Garry Winogrand, Thibault Brunet e Guy Oberson, esposti nello stesso periodo.

Il contributo di Todd Hido su memoria, identità e senso di appartenenza, è protagonista anche della collettiva The House Imaginary nel californiano San Jose Museum of Art (fino al 19 agosto 2018), mentre la sua nuova serie realizzata a San Francisco è pronta a raggiungere la 49esima edizione dei Rencontres d'Arles, Il festival di fotografia che si tiene ogni estate nel sud della Francia.

La ricerca intima e personale di un altro volto dell'America, dopo aver vinto il Taylor Wessing Photographic Portrait Prize 2017 e impreziosito una mostra alla National Portrait Gallery di Londra, sarà infatti protagonista di Todd Hido. La Lumière sombre, al Palais de Luppé di Arles (2 luglio -26 agosto 2018), curata da Fannie Escoulen e prodotta da Olympus (con la complicità de La galerie particulière di Parigi).

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Come riporta il sito del festival francese dedicato alla mostra è lo stesso Hido a raccontare della nuova avventura: "Ho visitato il sud della Francia dieci anni fa e sono rimasto colpito dalla luce abbacinante che illumina la pittura classica europea. Dopo un pisolino a metà pomeriggio, ho capito aprendo le imposte della mia stanza dove è venuta questa luce particolare. Così ho deciso d'installare uno studio a casa e, grazie a un amico pittore, abbiamo progettato questo stanza buia ma luminosa che potrebbe venire in qualsiasi momento, avvolgendo i miei modelli in luce morbida e pura, che la luce da un sonnellino io abbia mai conosciuto nella mia città di Kent, Ohio."

Todd Hido, Untitled #10845-7, 2012
©Todd Hido​ Courtesy Alex Daniels, Reflex Gallery, Amsterdam​​
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