L'arte africana di Michael Tsegaye e Engdaget Legesse in mostra a Roma con un viaggio migrante

La nuova arte africana di Michael Tsegaye e Engdaget Legesse, arriva a Roma con il viaggio migrante che ha origini antiche e dinamiche contemporanee

Territori intrecciati Al di là del mare, Michael Tsegaye - Engdaget Legesse 
Territori intrecciati Al di là del mare Michael Tsegaye - Engdaget Legesse - Galleria Mizar

Al di là del mare, del Mediterraneo solcato da secolari flussi migratori che popolano il mondo cambiandone gli equilibri, c'è l'Africa. C'è la culla dell'intera evoluzione umana (documentazione fossile e analisi genetica concordano) e l'Etiopia che sembra custodirne il maggior numero di primi ominidi. Il paese perfetto per andare alla scoperta delle nostre origini perdute, ma anche delle dinamiche più erranti e sfuggenti del contemporaneo che animano la riflessione di esponenti della nuova arte africana come Michael Tsegaye e Engdaget Legesse. Due artisti etiopi che usano il loro personale approccio alla fotografia e alla pittura, per osservare il profondo rinnovamento del continente Africano e il suo impatto sulle rotte migranti. Due voci distinte per un approccio empatico che la curatela di Monica Cembrola for Art Foundation, porta in mostra alla Galleria Mizar di Roma con Territori intrecciati Al di là del mare Michael Tsegaye - Engdaget Legesse (fino al 14 luglio 2018).

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Michael Tsegaye, Layers of movement VIII, 2017, digital photography-(Platinum Baryta-300-paper)
© Michael Tsegaye/Courtesy Galleria Mizar

Michael Tsegaye (Addis Abeba, 1975), espone le opere fotografiche della serie Layers of movement, alternando il bianco e nero dei paesaggi rurali e urbani della sua Abbis Abeba, al colore della tendopoli che ospita chi è rimasto senza casa per fare spazio ai grattacieli di questo immenso cantiere a cielo aperto. L'artista etiope fotografa tutto quello che sorge sulle macerie dei palazzi imperiali dell'Altopiano abissino, delle case in stile italiano erette dalla breve esperienza coloniale fascista, dei palazzi edificati dal regime sovietico socialista e dai grandissimi quartieri popolari. Fotografa la memoria collettiva che rischia di andare persa, rintracciata nei movimenti e le migrazioni d'intere comunità di Addis Abeba. Nell'impatto che questi forti sconvolgimenti urbanistici hanno sulla vita di ogni giorno. "Fotografare per me è come prendere per mano qualcuno, accompagnarlo nella mia terra e mostrare quello che ho sperimentato sulla mia pelle: musica, libri, riflessioni, paesaggi, esperienze, in una parola, la vita".

Questa sua attenzione alle palesi problematiche sociali che ne conseguono, lo rende protagonista anche del dialogo collettivo al centro di Road to Justice, la collettiva dedicata all’arte africana contemporanea dal MAXXI , il Museo nazionale delle arti del XXI secolo della capitale italiana (fino al 14 ottobre 2018).

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Michael Tsegaye, Layers of movement II, digital photo on 2017, digital photography-(Platinum Baryta-300-paper)
© Michael Tsegaye/Courtesy Galleria Mizar

La sensibilità artistica di Tsegaye, è nata con la pittura che non ha mai smesso di stimolare la sperimentazione di diverse tecniche e formati della fotografia, iniziata solo dopo aver scoperto di essere allergico alla tinta a olio. Anche da questo nasce l'affinità con l'esplorazione pittorica (quasi scultorea) di Engdaget Legesse (Addis Ababa, 1971).

Le diverse tecniche sperimentate con opere polimateriche e coloratissime, da più di un ventennio spingono il viaggio nell'Etiopia vera e illusoria di Legesse, oltre i recessi della sua mente e le superfici bidimensionali delle opere. Anche dopo il suo trasferimento a Berlino, le trame complesse e i colori che nascono dalle tradizioni più spirituali della sua terra (comprese quelle totemiche), spingono i materiali a intrecciarsi con l'interazione dello spettatore. In questo caso, anche il viaggio etiope di Tsegaye. "L’arte mi aiuta a interrogarmi e a riflettere, ma soprattutto a trovare la mia prospettiva di vita, a metà tra sogno e realtà. L’Etiopia vera e illusoria e il complesso cosmo che ruota attorno Berlino, i viaggi sono tutti parte della mia arte."

Engdaget Legesse, untitle 1, 2016, (acryl on canvas, 100x90 cm)
©Engdaget Legesse/Courtesy Galleria Mizar

Dall'alternanza di opere e dell'interessante approccio dei due artisti, nasce la narrazione delle dinamiche vissute da migranti, profughi, rifugiati e richiedenti asilo, tra esilio e discriminazione, sogni e tradizioni che si intrecciano. Stimoli perfetti per riflettere e allargare il nostro orizzonte su certe dinamiche.

Engdaget Legesse, woven form,2016 (acryl on canvas, 90x100 cm)
©Engdaget Legesse/Courtesy Galleria Mizar
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