La mostra a Como sulle donne in manicomio che schianta il cuore, e fa paura

Gin Angri riporta a casa (e in mostra) le donne rinchiuse nell'ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como, perché poco devote, sottomesse, amanti delle attività domestiche o delle violenze imposte da famiglia e società

Gin Angri, donne manicomio
Donne cancellate – Riportiamole a casa. Archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como nelle fotografie di Gin Angri © Gin Angri

La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d'essere. - FrancoBasaglia

Il confine tra normalità e follia in fondo è una scommessa, con la capacità di adattamento alle regole sociali e la resistenza alla 'cura' di chi le sfida. Un segreto, mai uscito dai manicomi italiani chiusi dalla riforma Basaglia, nascosto negli archivi coperti di polvere, insieme alla realtà che è meglio non conoscere su troppe donne. Rinchiuse anche solo perché troppo precoci o intelligenti, sensuali e ribelli, ma poco devote, sottomesse, amanti delle attività domestiche o delle violenze imposte da famiglia e società. Nel quarantennale della riforma Basaglia, non mi dite che è una follia dare ascolto alle urla silenziose di tante menti cancellate, 'curate' con l’isolamento dalla realtà e la privazione dell'identità. Avventurarsi nei labirinti della mente sepolti negli archivi dei manicomi, come ha fatto Gin Angri, puntando l'obiettivo della macchina fotografica sulle storie d'amore folle, disagio inaccettabile e “pazzia morale”, scovate nel materiale d'archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como. Un patrimonio storico e umano, sottratto al cuore pulsante della città lombarda, trasferito in un magazzino di Lodi, insieme alle storie delle sue Donne cancellate, in mostra nel salotto del Broletto di Como (fino al 18 novembre 2018). Storie reali, in attesa di fare ritorno nei padiglioni del San Martino, sulla collina comasca, con il progetto Riportiamole a casa.

Cartella clinica: Pazzia Morale -Donne cancellate, archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como nelle foto di Gin Angri
© Gin Angri
Cartella clinica: ballerina povera -Donne cancellate, archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como nelle foto di Gin Angri
© Gin Angri

Grazie alla mostra tornano subito a casa donne, figlie, madri, sorelle, fidanzate e mogli, ballerine povere, nubili che nessun parente vuole, analfebete, "miserabili". Tutte ricoverate al San Martino dal 1882 al 1948, con lo stigma della devianza, annichilite da elettroshock, insulina, mancanza di libertà e violenze. In qualche caso per tutta la vita. Eloisa con la sua richiesta d'amore mai spedita, insieme a quelle rivolte a un marito assente, la censura indifferente o quel male di vivere che oggi si cura con il prozac.

Sguardi persi nel vuoto, posture indifese, pianti inconsolabili e volti che sfidano la bellezza e il pudore, emergono dai faldoni rigonfi di vecchie fotografie, appunti scritti a mano, lettere mai ricevute e 42 mila cartelle cliniche, con gli scatti di particolari messi a fuoco da Gin Angri. Fotografo e direttore della rivista dell’Associazione Oltre il giardino onlus, fondata con Mauro Fogliaresi per sostenere il disagio psichico. Attività svolta affiancando laboratori di arte terapia, fotografia e scrittura creativa, al recupero della memoria dei materiali dell’archivio. Anche attraverso questa esposizione, nel palinsesto di mostre ed eventi d'arte dell'Assessorato alla Cultura negli spazi espositivi comunali di 365 giorni d'arte a Como.

Cartella clinica - Donne cancellate, archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como nelle foto di Gin Angri
© Gin Angri
Cartella clinica: foto - Donne cancellate, archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como nelle foto di Gin Angri
© Gin Angri

Ogni scatto di Gin Angri rilegge la malattia misurata da descrizioni fisiche, anamnesi letterarie e relazioni mediche, alla luce di un universo emotivo e psichico svelato di volti, sguardi, particolari, luoghi, oggetti e cornici senza specchi, fotografati come elementi di una gigantesca cella. Una delle tante celle riservate alle donne. Anche nel testo critico del curatore Roberto Mutti: "Gin Angri lo ricorda nelle sue immagini quando, girando fra stanze e corridoi ormai (quasi) vuoti, sorprende la luce attraversare le grandi finestre per allungare sul pavimento ombre simili a croci, grate, sbarre, metafora di un mondo richiuso in una gigantesca cella."

Cartella clinica - Donne cancellate, archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como nelle foto di Gin Angri
© Gin Angri
cornice senza specchio - Donne cancellate, archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como nelle foto di Gin Angri
© Gin Angri

"Non ripropone pagine intere ma si sofferma sui particolari come quello di una graffetta ossidata che lascia la sua traccia di ruggine sul bordo di un foglio oppure sposta l’obiettivo mettendo a fuoco solo alcune righe per sfocare sulle altre. Così, da tutto ciò emerge un insieme che possiede l’inaspettato ritmo di un brano musicale nel sovrapporsi di firme e numeri, modelli prestampati da compilare e certificati, timbri e sottolineature a matita, la grafica incerta delle donne recluse, quella nervosa delle sigle dei medici e quella elegante nei suoi svolazzi degli impiegati."

cure pregresse: Donne cancellate, archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como nelle foto di Gin Angri
© Gin Angri
Cartella clinica: demenza senile - Donne cancellate, archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como nelle foto di Gin Angri
© Gin Angri
Cartella clinica - Donne cancellate, archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como nelle foto di Gin Angri
© Gin Angri

Una follia tesa a nascondere agli occhi del mondo i soggetti più indigenti, fragili e pericolosi, soprattutto per la (pazzia) morale della cultura dominante. Le donne prima e più di chiunque altro, con l'identità messa a rischio ieri come sempre. In quest'ottica il viaggio visionario nelle follie dei manicomi di ieri, non si limita a riportare a casa queste donne e la loro memoria cancellata, ma aiuta a riflettere sulle follie spersonalizzanti di oggi, che sono là fuori, alla portata di tutti.

Da vicino nessuno è normale? A interrogarsi sull'argomento è anche il corollario di eventi corollaterali al viaggio espositivo, condensato nelle 224 pagine del volume omonimo edito da Oltre il giardino, tra visite guidata alla mostra, dizionari della salute mentale e storie musicali di donne smarrite che possono al massimo farvi impazzire di gioia o d'amore.

Fotografia - Donne cancellate, archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico San Martino di Como nelle foto di Gin Angri
© Gin Angri
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