La ballata di amore, morte e fotografia di Nobuyoshi Araki

Il provocatorio cronista dell'oscenità del nostro quotidiano sotto gli occhi di tutti anima tre mostre, da Singapore a Berlino, passando per la sua Tokyo

Nobuyoshi Araki
Untitled, from the series The Days We Were Happy, 1972 © Nobuyoshi Araki. Courtesy Private Collection Eva Felten

Il ritratto della felicità che ci sorride dai cartelloni pubblicitari e gli schermi che affollano la nostra esistenza, è artificiale e bugiardo. Lo sappiamo bene tutti, stiamo al gioco e l'inganno! Anche Nobuyoshi Araki, provocatorio cronista dell'oscenità del nostro quotidiano sotto gli occhi di tutti. Soprattutto quando fa buon uso delle fragilità, per strappare immagini imperfette dei nostri desideri più sublimi, o degli spot pubblicitari (ri)assemblati in modo vistosamente consapevole con un progetto come The Days we were happy (1972). Istantanee delle contraddizioni del contemporaneo che danno ritmo alla ballata di amore, morte e fotografia di Nobuyoshi Araki, in mostra dal SIPF di Singapore al C / O Berlin, passando per la Rat Hole Gallery della sua Tokyo.

Nobuyoshi Araki - Untitled, from the series Sentimental Journey, 1971
© Nobuyoshi Araki. Photo, Hubert Auer. Courtesy Museum der Moderne Salzburg

Tre viaggi sentimentali per una visione trasgressiva e sovversiva del nostro modo di vivere passioni e ossessioni, quanto realtà e illusione, bene e male. L'incessante tensione tra Eros & Thanatos che spinge il fotografo ad amare fino alla morte. I suoi genitori, sua moglie Yoko, la gatta Chiro, l'universo umano e quello femminile, messo a nudo insieme al desidero che coglie anche in bouquet floreali carnosi e 'lussuriosi'.

«È grazie a Yoko che sono diventato fotografo» - N.A.

Viaggi lunghi una vita e sette decadi di fotografie piene di cieli infiniti e quello che si agita sotto la pelle, visioni viscerali del quotidiano e volti che agitano le viscere. A partire da quello amato della sua Yoko. È lei ad accompagnare il viaggio di Between Love and Death: Diary of Nobuyoshi Araki al DECK di Singapore, con la sesta edizione del Singapore International Photography Festival (SIPF) (fino al 9 dicembre 2018). La protagista anche indiretta delle 118 fotografie originali in mostra, scelte per arrivare al cuore del rapporto con l'uomo e il fotografo. Uno dei suoi soggetti più importanti e influenti, sin dal loro incontro nel 1968, anche dopo alla sua morte nel 1990. Nei bagliori di vita metropolitana di Subway Love (1963), della luna di miele del celebre Sentimental Journey (1971) o della morte ripresa anche dentro la bara di Yoko con Winter Journey (1990). Progetti in mostra con gli altri frammenti del caleidoscopico diario di viaggio del più spregiudicato e osannato fotografo contemporaneo giapponese. In equilibrio tra realtà e finzione, nudi e ritratti, visioni urbane e floreali, mostri mitici e giocattoli.

«La fotografia è amore e morte» - N.A.

Kata-Me serie, 2018 © Nobuyoshi Araki
© Nobuyoshi Araki / Courtesy Rat Hole

片目 Kata-Me alla Rat Hole Gallery di Tokyo (fino al 16 dicembre 2018) e la pubblicazione in edizione limitata che l'accompagna, si concentrano sull'ultima parte del viaggio di Araki 'con un occhio solo'. L'esposizione è dedicata al nuovo corpus di opere, scattate in verticale negli ultimi cinque anni, dopo la perdita della vista dall'occhio destro e gli scatti oscurati per metà della precedente serie Love on the Left Eye.

Nudi femminili, bambole, giocattoli, fiori carnosi e frutti di mare che stuzzicano ben altri appetiti. Un mandarino che ci lascia sbirciare nella sua anima succosa. Gli incontri con il caos del quotidiano, continuano a popolare la visione del malizioso Araki, con un migliaio di fotografie scattate su pellicola 35 mm in bianco e nero. Incuranti di un ordine preciso, anche nell'allestimento della galleria giapponese, ma sempre più invischiate nella relazione tra vita, morte (petite mort) e fotografia.

Piccoli misteri da sondare, come la complessità dell'universo femminile che probabilmente Araki non si stancherà mai di esplorare. Stando anche a quanto confidato a Filippo Maggia, curatore della sua "Araki Amore" alla Galleria Carla Sozzani di Milano, in occasioni delle celebrazioni ufficiali del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia.

«Ti dirò una cosa che potrà sembrare estrema, assurda: io non so nulla sulla natura delle donne. Attraverso l’obiettivo cerco di arrivare all’essenza delle cose e, nel caso delle donne, di ciò che sono, il loro vivere quotidiano oppure la loro sessualità. Tutte però sono diverse l’una dall’altra, per questo continuo a scattare» - N.A

Il viaggio con il provocatorio figlio del Sol Levante che sbircia sotto i kimono e tradizioni in vigore da secoli, è lungo, ricco di stimoli, intriganti legami e conturbanti connessioni, ma le profonde contraddizioni che scova tra pubblico e privato, diventano ancora più manifeste con le opere di ieri e di oggi protagoniste della nuova mostra berlinese.

Nobuyoshi Araki - Untitled, 1969/1972, from the series Tokyo, 1973
© Nobuyoshi Araki. Photo Wilfried Petzi . Courtesy Pinakothek der Moderne, München


Impossible Love – Vintage Work in esclusiva al C/O Berlin (8 dicembre 2018 – 3 marzo 2019) è pronto ad affiancare opere precedenti come Theatre of Love (1965), The Days We Were Happy (1972) e i dittici di Tokyo (1973), alla selezione dei suoi lavori più recenti, tra collage Polaroid e diapositive appena sviluppate.

Segnando l'inizio dell'implacabile esplorazione urbana e umana di Araky, Tokyo si svela con la combinazione delle istantanee di passanti anonimi con quelle allusivamente erotiche di una giovane donna. Ogni dittico mette in relazione la sfera pubblica della strada, anonima e vestita (coperta), con quella privata messa a nudo insieme a passioni e desideri.

Il provocatorio ritratto della città e dei suoi abitanti, sono però solo l'inizio del viaggio, pubblicato per la prima volta nel 1973, in un'edizione molto limitata con un'introduzione di Kōji Taki, fondatore della rivista d'avanguardia "Provoke". Ripubblicato dopo più di quarant'anni come monografia bibliofila in edizione limitata, con le traduzioni in tedesco e inglese del saggio di Kōji Taki, insieme ai nuovi testi di Yasufumi Nakamori e Inka Graeve Ingelmann. Tra le centinai di pubblicazioni (quasi cinquecento) presto aggiornate dal catalogo che accompagna la mostra, pubblicato da Steidl Verlag.

Nobuyoshi Araki - Kinbaku, 2010, Polaroid
© Nobuyoshi Araki. Courtesy artspace AM, Tokyo

Istantanee di pratiche Kinbaku (tecnica tradizionale di legatura giapponese, passata da usi e connotazioni erotiche a pratiche artistiche e di rilassamento) che trasfigurano ben più dell'universo femminile delle donne giapponesi in Kimono. Teatri dell'amore onnivoro di Araki che offrono il loro miglior lato b anche alla locandina della mostra e viaggi nel tempo che non temono la morte, sono pronti al viaggio con Impossible Love, al ritmo della ballata di amore, morte e fotografia di Nobuyoshi Araki.

«Dopo la mia reincarnazione a mia nuova vita, fotografia sarà la prima parola che pronuncerò. La fotografia è stata per me come un contratto lungo quasi sessant’anni. "La fotografia è amore e morte" - sarà il mio epitaffio»

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