Giovanni Boldini, il profeta delle influencer

Perché è imperdibile - e supermoderna - la mostra a Ferrara del grande pittore della Belle Époque

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© 2019 Scala, Firenze

Le pose studiatissime, i corpi flessuosi, i vestiti di gran lusso, le location prestigiose. E su tutto questo il progetto di una vita da sogno, invidiabile ma difficilmente imitabile anche - o proprio perché - diffusa da ritratti meravigliosi che veicolano messaggi di ricchezza, bellezza, opulenza. Pubblicità d'autore, nel senso di “rendere pubblico” e visibile e tangibile il desiderio e la tensione a un modello socialmente superiore.

Madame Charles Max, 1896. Parigi, Musée d’Orsay. Dono di Madame Charles Max, 1904.
© RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay), foto Hervé Lewandowski123

Quello che potremmo scrivere sugli influencer, impegnati a smerciare se stessi in versione bidimensionale sui social network, ancora trattati da qualcuno come forma di inconsistente rilevanza culturale, potrebbe essere ripetuto tal quale - con le dovute differenze di tempi, di luoghi e di persone – ai ritratti, in special modo femminili, che uno strepitoso Giovanni Boldini realizza nei primi anni del Novecento ad aristocratiche signore e a mogli di uomini ricchissimi, desiderosi di esporle, incorniciate da nient'altro che dai raggiunti simboli di status sociale, mondano ed estetico.

Fuoco d’artificio, 1892-95. Ferrara, Museo Giovanni Boldini
© Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, foto Luca Gavagna.
Abito da ballo, c. 1895, manifattura ginevrina, Alexandre Vassiliev Fondas.
Courtesy Palazzo dei Diamanti, Ferrara.

L'imperdibile mostra ferrarese, a Palazzo dei Diamanti, Boldini e la moda, a cura di Barbara Guidi con la collaborazione di Virginia Hill (sbrigatevi: dura fino al due giugno) porta non solo ad ammirare le opere di uno dei più importanti pittori italiani, ma conduce a riflessioni sul mondo di oggi, troppo spesso accusato – non sempre giustamente – di vivere sulla superficie delle cose a discapito di valori veri, solidi, concreti. E quali valori più solidi, veri e concreti sono quelli del narcisismo di una creatura umana desiderosa di apparire al meglio, in un'operazione che unisce all'autoesaltazione un messaggio da lasciare ai posteri? Scrive Barbara Guidi nel suo saggio Lusso, eleganza, voluttà, contenuto nel catalogo: «Al pari di un odierno trendsetter, spingendo al limite le sue ricerche sulla forma e su una certa bellezza moderna, Giovanni Boldini plasma un vero e proprio ideale femminile mondano contraddistinto, oltre che dalla marcata esibizione del corpo, da una sensualità nervosa e da una pronunciata ostentazione del lusso». E qui non ci sono chiareferragni, gretegarbo o madonnenelsensodicantante che tengano.

Gladys Deacon, 1916. Blenheim Palace Heritage Foundation
© foto Andrew Smart per A.C. Cooper, Londra

Giovanni Boldini, artista di bravura impareggiabile nel rendere più belle le persone, arriva a Parigi a 29 anni nel 1871, dopo un soggiorno a Londra, e viene a contatto con le maison di moda più celebri del suo tempo: Worth, Doucet, Poiret e le Sorelle Callot. Afferma così una personale declinazione del "ritratto di società" che diviene un vero e proprio canone, modello di stile e tendenze che anticipa formule e linguaggi del cinema e della fotografia glamour del Novecento. Precursore della teorizzazione del sistema-moda come forma mercantile di creatività coniugata al commercio, Giovanni Boldini (che diventa presto ricchissimo e richiestissimo dalle dame e dai dandy del bel mondo), viene incaricato da riviste di prestigio, come Vogue America, di "illustrare" con i suoi dipinti le protagoniste delle cronache vip di allora. Ipotesi che dapprima lo fa rabbrividire, perché i processi di stampa sono ancora primitivi e non restituiscono la brillantezza e l'accuratezza di una pittura così vaporosa ed effervescente come la sua. Quindi da una necessità – quella di fornire disegni dalle campiture compatte per essere più facilmente riproducibili – nascono le sue pennellate solide come sciabolate.

Consuelo Vanderbilt, duchessa di Marlborough, con il figlio, Lord Ivor Spencer-Churchill, 1906. New York, Metropolitan Museum of Art. Dono di Consuelo Vanderbilt Balsan, 1946
Courtesy Palazzo dei Diamanti, Ferrara.

S'inaugura una spirale di prosperità economica in cui gli artisti collaborano con i sarti ritraendo le celebrity che indossano i capi di grandi sartorie (spesso non sono neanche ritratti commissionati, è il giornale a nominare chi, in quel momento, costituisce il faro mondano da seguire) e da ciò tutti traggono vantaggio: il pittore ha la possibilità di raggiungere numerose potenziali clienti e di divulgare i suoi disegni e dipinti attraverso le riviste, mentre gli stilisti fanno conoscere le loro creazioni e le donne dello spettacolo si promuovono presso il loro pubblico. Succede anche per i gioielli: Chaumet, Boucheron, Cartier realizzano appositamente parure perché siano poi immortalate dal ritrattista.

Il conte Robert de Montesquiou-Fézensac, 1897. Parigi, Musée d’Orsay. Dono di Henri Pinard a nome del conte Robert de Montesquiou, 1922.
© Photo RMN - Herve Lewandowski

L'assoluta modernità di un simile andamento professionale tratteggiano la figura, umana e professionale, di un uomo che ha saputo leggere la società, prefigurando anche il sistema di un divismo che poi diverrà hollywoodiano, poi musicale, infine tecnologico: il profeta di un meccanismo relazionale che mescola le emozioni con l'economia, un meccanismo regolato però sempre con un senso dell'eleganza che solo un'epoca che ha prodotto Marcel Proust e il barone de Montesquiou, Donna Franca Florio e la “divina Marchesa” Luisa Casati Stampa, può garantire. Colta per quel suo essere quintessenza della vita moderna, elemento che àncora l’opera alla contemporaneità, la moda - intesa come abito, accessorio, ma anche sofisticata espressione che trasforma il corpo in luogo del desiderio – diviene ben presto un attributo distintivo del suo modus operandi.

Grazie a questa nuova forma di percezione dell’oggetto si modificano anche i rapporti e le relazioni all’interno della società, il bene viene definito come effimero, veloce e nell’immaginario culturale viene percepito come astratto. Questo processo non si limita alla smaterializzazione dei beni, ma si evolve a raggiungere la dimensione corporale dell’individuo. Si sviluppano quindi i più moderni concetti legati alla moda, alla salute e alla forma fisica che tende sempre di più a una silhouette leggera e snella

La marchesa Luisa Casati con piume di pavone, 1911-13. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
© 2019 Scala, Firenze

L'influenza di Boldini sulla moda di oggi sa di Belle Époque e silhouette sottili, circondate da vaporosi strati di tulle o di organza. Giorgio Armani, John Galliano per Christian Dior, Alexander McQueen sono solo alcuni che dalla sua maestria hanno tratto ispirazione, un guizzo creativo, una sforbiciata di raffinatezza, una sfumatura color “rosa svenuta”o “violetta notturna”, come si chiamavano alcuni dei colori in quegli anni.

John Galliano per Christian Dior, Jacqueline. Tulle grigio ricamato, corsetto trompe-l’oeil color nudo. Haute Couture autunno-inverno 2005.
© foto Guy Marineau

E benché lui stesso sia fautore della riproducibilità tecnica delle sue opere, quel che rimpiangiamo, quel per cui sospiriamo, quel per cui s'inumidiscono gli occhi è l'assoluta irripetibilità della sua epoca e delle persone con cui lavora e si diverte. Di lì a poco scoppierà la guerra e tutto esploderà. Non più le pennellate dirompenti di Boldini. Ma la mente dei governanti.

Una sala dell’allestimento della mostra Boldini e la moda a Palazzo dei Diamanti a Ferrara.
Foto Antonio Ravalli.



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