La liaison di Iggy Pop con David Bowie, Berlino e la fotografa Esther Friedman

Viaggio nella Berlino divisa dal muro, con Iggy Pop (e David Bowie), la musica e la relazione fotografata da Esther Friedman, ora in mostra a Bologna

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Esther und Iggy, 1978 © Esther Friedman 2019, Courtesy ONO arte Contemporanea di Bologna

Le leggende del rock sono resistenti, ma poche hanno la pelle dura di Iggy Pop. Scolpita su un corpo incapace di stare fermo e stare alle regole, pronta a mutare a ogni scossa della vita e della musica, restando selvaggiamente vitale. La scorza dura e vibrante dell’iguana che James Newell Osterberg Jr sceglie come nome e inevitabile approccio all’arte (s)travolta dalla vita, continua a cambiare. L’Iguana del Rock, non cammina più sulla folla o si tuffa sul pubblico, non si dimena seminudo (integrale anche per la copertina del magazine underground Little Caesar del 1979) e non sanguina sul palco sotto l'effetto della cosiddetta polvere d'angelo, come nelle performance indimenticabili dell’ex Stooges e padrino del punk rock. Il suo corpo ferito, mortificato ed esibito nella spirale intossicata da ogni genere di dipendenza, resta l’emblema di tutte le contraddizioni dell’uomo, del mondo e della società, ma anche il simbolo resistente della capacità di rigenerarsi. Oggi come ieri, negli anni settanta della Berlino divisa dal muro, dove la deriva e il sodalizio di Iggy Pop e David Bowie, segnano il corso della musica e del suono del post-punk. Un viaggio strappato al corso sinuoso del tempo, dalle fotografie e dalla relazione di Esther Friedman con l’Iguana, durante una delle sue mute più dirompenti, in mostra con Iggy Pop The Passenger alla ONO arte Contemporanea di Bologna (fino 8 dicembre 2019).

Esther Friedman, Iggy Pop, 155 Hauptstrasse, 1978
© Esther Friedman 2019, Courtesy ONO arte Contemporanea, Bologna
David Bowie live, 1978
© Esther Friedman 2019, Courtesy ONO arte Contemporanea, Bologna

L’Iggy Pop di oggi è ultrasettantenne e più tranquillo (si fa per dire), ma ha ancora qualcosina da dire con il nuovo album diciottenne Free mentre I morti non muoiono (The Dead Don't Die) neanche nell’ultimo film che interpreta per Jim Jarmusch. Gli scatti della fotografa tedesca, riescono comunque a mostrare una delle facce e delle rinascite più travolgenti della leggenda, tanto consumata dall’abuso di droga e dal suo istinto creativo-distruttivo, da farsi ricoverare in un istituto d'igiene mentale.

David Bowie, tra i pochi amici e colleghi che gli fanno visita (portandosi dietro un po' di roba buona), continuando a supportarlo e a condividere molte delle sue dipendenze, nel 1976 lo porta in tour con Station to Station e a vivere nell’ambiente fertile della Berlino Ovest all’ombra del muro. La singolare coppia si concede una pausa dalla tossica dipendenza da ogni genere di sostanza e influenza. Seguendo ben più le orme dello scrittore Christopher Isherwood, si trasferiscono nella casa dove questo ha vissuto, al 155 di Hauptstrasse, nel quartiere di Schoneberg, abitato prevalentemente da immigrati turchi.

Aus den Zug warten, 1978
© Esther Friedman 2019, Courtesy ONO arte Contemporanea, Bologna
Esther Friedman, Turkish Girls, Iggy Pop, Berlino, 1978
© Esther Friedman 2019, Courtesy ONO arte Contemporanea, Bologna

La salvezza per James Osterberg e David Jones, già noti al mondo intero come Iggy Pop e David Bowie, arriva dall’anonimato e fiumi di alcool, propedeutici alla collaborazione artistica, capace di nutrire la celebre trilogia berlinese di Bowie, insieme alla geniale reinvenzione del The idiot ispirato all’idiota di Dostoevskij, con la musica composta da Bowie per i testi e la singolare interpretazione di Iggy. Un sorprendente esordio da solista e grande interprete, tale da spingere Brian Eno a definire l’album parte della trilogia di Bowie (al posto di Loger, con Low e Heroes), alla quale offre un notevole contributo.

China Girl
, Tonight, e Sister Midnight, nascono con la collaborazione di entrambi al testo, così come a Bowie capita di suonare la tastiera durante i concerti di Iggy Pop. Una grande liaison artistica ed emotiva che si estende al riff inconfondibile di The passenger dell’album Lust for Life, scritta da Iggi Pop con il chitarrista Ricky Gardiner, pensando ai lunghi viaggi di Iggy sulla linea S-Bahn di Berlino e a bordo dell’auto di David, che tra le altre cose, presta anche la voce al popolare ritornello.

Esther Friedman, You’re leaving the American sector, 1978
© Esther Friedman 2019, Courtesy ONO arte Contemporanea, Bologna

Il successo prende molto dalla fucina creativa berlinese che il muro divide e stimola. Dall'atmosfera che successivamente continua a stimolare molti altri, da Nick Cave ai Depeche mode, da Zoo Station degli U2 all’Alexander Platz di Franco Battiato. A questo aggiungete la folgorazione di David per i locali di cabaret popolati da artisti transessuali e la relazione che lega Iggy alla giovane Esther, per ben sette anni. SETTE! Un tempo record, per la voracità sessuale dell’Iguana e forse anche parecchia stabilità emotiva per l'uomo rimasto sposato appena un mese a Wendy Weisberg (probabilmente non solo perché a lei piaceva dormire la notte).

Dal 1977 al 1982 la giovane tedesca nata a Mannheim e cresciuta a New York, vive, ama e fotografa il James a cui siamo meno abituati, come riescono a farlo pochi altri. Lui è bellissimo e disinvolto davanti l’obiettivo, in bianco e nero, come a colori. Lungo tunnel poco metaforici e con un pappagallo di pezza pronto a spiccare il volo della fantasia. Per le strade della Berlino che non c’è più e nei viaggi che li portano negli Stati Uniti, in America Centrale e in Kenya, mentre le foto di copertina dell’album live TV-Eye 1977, con Iggy e David che condividono il palco e quella di Zombie Birdhouse (1982) segnano idealmente la loro relazione.

Esther Friedman, Iggy Pop, Am Abzug, 1978
© Esther Friedman 2019, Courtesy ONO arte Contemporanea, Bologna
Esther Friedman - Iggy Pop, V-Ausschnitt-Pullover, 1978
© Esther Friedman 2019, Courtesy ONO arte Contemporanea, Bologna

Lei è troppo timida per avvicinarsi così tanto anche a Bowie (fotografandolo in rare occasioni) e per condividere quelle fotografie così intime, rimaste in un cestino per il bucato fino al 2013, insieme a uno dei ritratti più incredibili della vera natura dell'Iguana del rock. Esther Friedman continua a vivere la sua vita dedicandosi ad altro, mentre i sette anni di vita e relazione con Iggy restano privati, prima di finire nelle pagine del suo album di ricordi fotografici The Passenger: Iggy Pop, edito da Knesebeck nel 2013 ma ormai introvabile.

L’unico modo per approfittarne al momento è la mostra alla Ono Arte di Bologna, tra le realtà italiane più attente al ritmo musicale della fotografia, dall'invito nel lato oscuro del rock dei Pink Floyd della collettiva ospitata contemporaneamente a questa partitura fotografica, alla prossima che si concede un volo sull’Helicopter’s days dei Queen fotografato da Denis O’Regan (12 dicembre 2019 – 1 febbraio 2020).

Esther Friedman, Iggy Pop, Weisses Jackett, 1979
© Esther Friedman 2019, Courtesy ONO arte Contemporanea, Bologna
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