Intervista a Rankin

Rankin è tra i fotografi più irriverenti (e influenti) del mondo. Ora una mostra in Germania celebra i suoi primi 20 anni di carriera. «Il mio segreto? Guardare le cose in modo diverso»

Intervista a Rankin
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Ha immortalato il pube della moglie Tuuli coperto di palline di zucchero, ha infilato Fiona Brice dei Placebo in un carrello della spesa, ha ritratto la modella Kate Orr fra le fiamme e ha trasformato il suo stesso viso nel grugno di un maiale. È Rankin, fotografo superstar e tipo decisamente speciale. Originario di Paisley, nelle Lowlands scozzesi, è cresciuto nell'Hertfordshire. Segni particolari? Ha un superpotere, sa creare armonia giocando con gli estremi e gli estremismi: bellezza e orrore, sesso e amore, attrazione e ribrezzo. Oggi Rankin ha quasi 50 anni ed è uno dei fotografi più hot dell'ultimo ventennio. Curioso, affamato di novità, è anche editore (ha fondato Hunger, Dazed & Confused e Another Magazine) e filmmaker. Fino al 28/2 è alla Kunsthalle di Rostock, in Germania (kunsthallerostock.de), con Less is More, tour visionario col “best of” della sua carriera, con un focus specifico sugli scatti più creativi.

A proposito: cos'è la creatività?
È ciò che ti fa vedere le cose in un modo diverso dall'ordinario.

Ha regole precise?
No, altrimenti non si chiamerebbe così.

Di chi è la mente più creativa oggi?
Ci sono molte persone geniali. Ma se devo sceglierne una, dico Es Devlin. Lo show degli U2 realizzato con Willie Williams è magico.

A Rostock presenta 150 scatti: il più difficile di tutti?
Uno qualsiasi della serie Highly Flammable. Abbiamo dovuto scattare in pochi secondi prima che la modella prendesse fuoco davvero.

Perché ha scelto il titolo Less is More?
Ulrich Ptak, curatore della mostra, mi ha chiesto se potevo esporre meno opere puntando su quelle concettuali. Il lavoro di preparazione mi ha portato a scegliere il titolo in modo quasi fisiologico.

Gran parte delle opere sono dedicate alla sessualità: cosa invidia alle donne?
Nulla. Sono felice di essere uomo.

In mostra, molti ritratti di sua moglie Tuuli: quale colonna sonora potrebbero avere questi lavori?
Il giorno dopo che incontrai per la prima volta Tuuli le regalai un cd con una compilation di brani che avevo intitolato Sad Songs to Make Love to #1. Direi quella.

La cosa più folle fatta per amore?
Mi sono sposato. Mi sembra fottutamente folle, non crede?

La sua mente è una galleria d'arte, un disco pub o un film porno?
Direi una galleria d'arte.

Se non abitasse a Londra?
Vivrei a Los Angeles.

Il luogo di seduzione londinese preferito?
La cima di Primrose Hill. Ma anche il Blakes Hotel. O South Bank durante una passeggiata al tramonto.

Se lei fosse un luogo?
Mi piacerebbe dire il parco di divertimenti Six Flags di Los Angeles, ma temo di essere una sala giochi di Scarborough.

L'immaginazione è decisiva nel suo lavoro: c'è una domanda che si aspettava che non le ho fatto?
Mi ha fatto domande che non mi sarei aspettato nemmeno in un milione di anni!

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Le foto della gallery, in scena alla mostra Less is More, fanno parte della serie Andrew Gallimore by Rankin.

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MOMENTO BUTTERFLIES (2014). Sembrano Acherontia atropos (le farfalle “testa di morto”) i volti del trio di modelle.

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DEATH SPIKES (2013). Il ritratto di GEORGIA FOWLER.

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EPITAPH II (2013). Sembra un teschio multicolore che sfila nei cortei del “Día de Muertos” messicano (con tanto di perline ricamate), il ritratto di GEORGIE HOBDAY.

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EPITAPH III (2013). Rock’n’shock: catene d’acciaio, fili fluo e sfere metalliche cambiano i connotati di MAYA MACKAY. L’hair stylist della serie è Susi Lichtenegger.

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EPITAPH VI (2013). La morte si fa bella. Anche uno scheletro si addolcisce se riceve dei fiori. Tanto da sovrapporre una conturbante bellezza a quella, più vitale, della top HELENA MCKELVIE.

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