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La storia geniale di Rose Bertin, la stilista di Maria Antoinetta che inventò l'haute couture

Era solo una modesta sartina di paese ma il suo talento la portò molto lontano, finché diventò lei la vera regina di Versailles.

Sony Pictures

Sarebbe stata molto orgogliosa della nostra Milena Canonero e dell’Oscar che si è aggiudicata nel 2007 riproducendo le sue splendide creazioni nel film Marie Antoinette di Sofia Coppola. Ma all’epoca di Marie-Jeanne Rose Bertin, meglio conosciuta come Rose Bertin, il cinema non esisteva ancora, men che meno Hollywood e la sua annuale cerimonia di premiazioni. Per cui si è dovuta accontentare, si fa per dire, di essere la stilista più amata dalla regina Maria Antoinetta, la leggendaria regina consorte di Luigi XVI. E di conseguenza la stilista più famosa del reame, fino a ricevere il soprannome di Ministra della Moda, e a gettare le basi della haute couture, con cui la Francia sarà destinata a identificarsi ancora per chissà quanto tempo.

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Un ritratto dell’epoca di Rose Bertin
Getty

Rose Bertin era nata il 2 luglio 1747 ad Abbeville, una cittadina dell’alta Francia con un intenso passato medievale nella manifattura dei tessuti. Forse gli echi di quella tradizione risuonavano ancora fra i confini del comune e hanno influenzato la futura creatrice di moda. La sua vita era quella di una sarta qualsiasi: fa la gavetta ad Amis come crestaia (la sartina del livello più umile), poi arriva a Parigi e lavora a Le trait galant, la boutique di Saint-Honoré di M.lle Pagelle, molto in voga. Nel 1770, a Parigi, riesce ad aprire Le Grand Mogol, la sua boutique, e comincia a far parlare di sé. Una come Rose Bertin, al tempo, veniva chiamata in francese “modiste”. Il termine “stilista” non esisteva ancora anche se lei lo era a tutti gli effetti. Ma perché la parola magica entri in uso bisognerà attendere, ironia della sorte, la decapitazione della sua più illustre cliente. Solo dopo la rivoluzione francese, infatti, verranno abolite le corporazioni, i sarti diventeranno “liberi professionisti” e tramonterà definitivamente lo stile Luigi XVI per fare spazio allo stile Impero, sull’onda emotiva degli scavi di Pompei e il boom dell’archeologia che influenzerà tutto il lifestyle dell’800.

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Si sa per certo, in base alle informazioni sopravvissute alla rivoluzione (raccolte in un libricino da un editore previdente dell’epoca, Jacques Peuchet) che due anni dopo l’apertura Le Grand Mogol era il negozio più amato dalle nobildonne parigine, dalle cortigiane e dalle mantenute. Marie Antoinette, che risiedeva a Versaille, ne sentiva parlare e fremeva. Per non farla morire di noia a Versailles, in quella che era stata la casa di campagna del padre, il re l’aveva infatti investita del ruolo di organizzatrice degli intrattenimenti di palazzo e lei ci aveva incluso la cura del look della corte durante le apparizioni pubbliche, e del suo in primis. Al tempo, invece dei red carpet si commentavano le mise delle nobili. Quando due sue amiche, la duchessa di Chartres e la principessa di Lamballe, le presentano Rose Bertin, la regina è al settimo cielo. Si lega subito a lei in modo quasi morboso, le chiede consiglio per ogni minimo dettaglio del suo abbigliamento, dal corsetto alla calza, fino agli accappatoi da bagno, e si veste solo con abiti firmati Rose Bertin.

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Rose divenne un personaggio potentissimo della corte di Versailles, grazie all’influenza che esercitava su Marie Antoinette. Si fa anche dei nemici. Ma tira dritto per la sua strada, disegna continuamente nuovi modelli (due a settimana solo per la regina, a prezzi che oggi sarebbero proibitivi per chiunque), estende la sua creatività anche alle parrucche e le acconciature. I suoi abiti, che faceva confezionare dai sottoposti sotto le sue indicazioni, e poi ritoccava e arricchiva seguendo l’estro del momento, cominciano a viaggiare in lungo e largo per l’Europa ed entrano in casa di chiunque se li possa permettere. Ma se tra i membri dell’alta borghesia ogni apparizione pubblica della regina in teatro scatenava la ressa sotto il suo palco, per vederne meglio l’abito e riportare al meglio i dettagli alla propria sarta, per farsene fare una copia più modesta, le cifre delle parcelle di Madamoiselle Bertin giungono alle orecchie del popolo affamato. Ben presto viene etichettata come una avida corruttrice della regina, che contribuisce agli sprechi della corte, e di conseguenza all’impoverimento dei ceti più bassi.

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Come finirà, lo sappiamo tutti. Dopo 15 anni di sodalizio fra la Rose Bertin e Marie Antoinette durante i quali, ogni mattina, le due sceglievano insieme la mise della giornata fra 12 diversi vestiti mostrati dalle inservienti, e due volte a settimana valutavano piccoli campioni di stoffa appena arrivati a corte per le future, costose creazioni, la festa finisce con la presa della Bastiglia. Rose continuerà a vestire la regina fino alla sua detronizzazione nel 1792, e dopo dovrà faticare parecchio per convincere i giacobini che tra lei e Maria Antonietta c’era un puro rapporto di sarta e cliente, e non la grande amicizia che in realtà avevano stretto. Riesce (letteralmente) a non perdere la testa ma per ogni evenienza si trasferisce a Londra e aprirà un altro negozio. Dove continuerà a vestire le sue ex nobili clienti francesi, emigrate anche loro per sfuggire al rischio della ghigliottina, fino a quando cederà l’attività ai nipoti e si ritirerà a vita privata. È morta il 22 settembre del 1813, a 66 anni, sognando i fasti di Versailles di cui era stata anche lei un po’ regina.

Photo GettyImages.com e Courtesy Sony Pictures

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