Essere figlia di Faye Dunaway (ed ereditare il mito della borsa Sylvie di Gucci)

Piccolo mondo antico di Hollywood: una madre, una figlia, una borsa e il sole di Rodeo Drive. La nuova campagna di Gucci.

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Courtesy Photo

Se Faye Dunaway fosse davvero la madre di Soko non avremmo bisogno di contare i followers delle influencer. Vincerebbe a mani basse questa combo di donne, madre figlia, che porta due generazioni lontanissime...vicinissime. Purtroppo (e per fortuna) Faye Dunaway è una grande attrice e per Gucci interpreta “solo” la madre della cantautrice Soko nell’ultima campagna della maison che ha per creative director lo stesso Alessandro Michele mentre l’art direction è di Christopher Simmons, fotografia e regia Petra Collins. Crediti obbligatori per un film, perché questa non è una campagna pubblicitaria ma un film fatto e finito.

Al centro del rapporto madre/figlia vi è lei, la borsa Sylvie di Gucci, delicatezza da tramandare. Mentre si shazamma la colonna sonora (spoiler: è Telescope composta da Pino Donaggio) il film prende forma e ritmo: Faye è la diva che esce dalle limo ed entra nei pool party, che scarabocchia autografi sotto l’occhio (camera) della figlia Soko (ps: Soko che nel 2007 ha scritto una canzone refrain di ogni cuore rotto, I’ll kill her, semplice e diretta come una ceretta emotiva). Dopo il tuffo al cuore della liaison con Martin Parr Gucci porta il concetto di adversting ancora altrove. A spasso tra Rodeo Drive e borsette, sì quelle che sembrano vezzi e che invece diventano totem da ereditare (come il gift di mamma Faye alla figlia Soko).

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