A Pitti Uomo 95 un attivista (un po') ottimista

La moda maschile mette la natura al primo posto. E conia la “eco-tecnologia” da indossare.

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Vanni Bassetti

La sfilata con sofferenza aggiunta deve essere uno degli ultimi ritrovati dei designer all’avanguardia. Così la guest star di Pitti Immagine Uomo a Firenze (giunto alla 95esima edizione), il belga Glenn Martens - direttore artistico del brand francese Y/Project -, sceglie di presentare la sua collezione uomo e donna per l’inverno 2019/2020 con una sfilata nei chiostri di Santa Maria Novella, alle 18.00 che poi diventano le 19.00, mentre gli invitati aspettano pazienti a 4 gradi. Su spartane panche collettive. Al buio totale. A illuminare la rinascimentale oscurità vengono date solo piccole torce da sparare su modelli e modelle che passeggiano lividi nel perimetro claustrale dopo esservi penetrati dalla facciata di matematica bellezza di Leon Battista Alberti. Se voleste una fin troppo facile metafora della contemporaneità, eccola qui, resa in modo fin troppo facile e a rischio polmonite: viviamo in tempi dove vige una perenne notte da primo Medioevo e solo la luce della creatività può (un pochino) mitigarne la minacciosa incombenza. Ed evitare la cecità in cui il mondo e chi lo governa sembra essere improvvisamente affetto. E la moda che questo stato di cose produce ne è l’indossabile conseguenza: la rilettura della sartorialità più canonica è sottoposta a un editing dove la distonia e forse anche lo distopia regnano sovrane.

Giovanni Giannoni
Courtesy Photo

Dallo smoking al pullover da bravo ragazzo, dal bolero in pelliccia da zia alla Scala alla gonna in broccato volutamente troppo grande o troppo piccola, sproporzionata e contraddittoria, né streetstyle né borghese, né confusa né banale. C’è una visione precisa, nel lavoro del designer Millennial (è nato nell’83): recuperare le regole e poi disfarsene con un humour molto colto e assai disperato, da naufrago allegro. E, alla fine, con tutti i modelli radunati sul prato e messi in fila come un esercito degagé di neocreature post-tutto diventa uno specchio dei tempi, cupo e ironico come un film di Black Mirror. Del resto, una certa compostezza, per non dire severità, arriva anche dalle proposte che arriva dalle 1230 aziende presenti alla Fortezza da Basso, il 46% delle quali sono straniere. Se dovessimo trovare un solo macrotema comune è il superamento della moda “da strada” di lusso come quello del vestire imbustato da dandy artificioso e ignorante, proprio come i bellimbusti pavoni che si mettono sui gradini della fiera come pappagalli sul trespolo per farsi fotografare a tutti i costi da paparazzi modaioli, mentre sembrano tramontare proprio gli influencer da social “glamour”.

Proj3ct Studio
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Quello che vince è un atteggiamento di un uomo pensoso, viaggiatore, austeri nei colori e nelle forme che prendono il via da un tema, quello della sostenibilità, che il sistema moda internazionale sta dimostrando di prendere con estrema serietà. È un vestire molto poco instagrammabile e paradossalmente quasi minimale nella semplicità dei tagli, nell’assenza di ogni logo, nel trionfo dei neri notturni (il buio è il vero trend dell’inverno prossimo), dei blu lacustri, dei verdi foresta. L’ispirazione viene dal mondo dello sport outdoor ma senza richiami fintamente agonistici: se ne assume la praticità, la funzione, la scomparsa di ogni dettaglio che non abbia un suo preciso scopo. Eco-tecnologia è la nuova password a un mondo dove “ condurre una vita semplice, indipendente, magnanima e fiduciosa, per risolvere i problemi non solo teoricamente ma anche praticamente”, come scriveva Henry David Thoreau nel suo leggendario libro Walden, vita nel bosco, Bibbia adorata da chi ha amato al cinema Into the Wild. Un paio di esempi: l’azienda SEASE, di Giacomo e Franco Loro Piana lancia una collezione basata su materiali di lusso eppure tutti riciclati, naturali, biodegradabili e a base biologica. E dà spazio alla lana, dalla mano secca e asciutta, di Visso, vicino ad Amatrice, per fare lavorare chi è stato colpito dal terremoto, perché la solidarietà non sia solo un tema astratto rivolto al pianeta. Ecoalf propone il piumino vegano farcito non di piume ma di plastica polverizzata che proviene dalle bottiglie di acqua minerale abbandonate negli oceani e dal riuso delle vecchie reti da pesca. L’imprenditore tessile pratese Andrea Cavicchi ha voluto il progetto IED-Detox-Greenpeace per impegnare i giovani talenti di domani a trovare soluzioni belle e rispettose già da oggi. Il nuovo uomo asseconda il Climate Change vestendosi a strati, come fa Herno con la sua linea Herno Laminar - Sartorial Engineering. Un inno alla natura ma soprattutto alla capacità di rispondere alla sua chiamata lo si ritrova nelle calze Gallo che disegna una Limited Edition ispirata all’aurora boreale, nell’omaggio all’Inghilterra di campagna del designer Gabriele Pasini e nei capispalla di Tagliatore. Forse l’eleganza sostenibile ci salverà, o forse no. Però c’è da riconoscere alle aziende di moda il desiderio di pretendere sempre più una rilevanza culturale, sociale e politica che pochi altri settori dell’industria possiedono. E se finora tutto questo vi è sembrato molto garbato ma anche molto compassato, a far tornare il sorriso c’è il défilé del bravissimo designer coreano che disegna Beyond Closet: linea che prende in prestito l’armamentario del guardaroba militare e lo mischia con fantasie, tartan, fiori; il nuovo allestimento di Gucci Garden, a cura di Maria Luisa Frisa, che contrappone l’androginia dell’uomo disegnato da Alessandro Michele allo sfrontato erotismo di quello creato per lo stesso marchio da Tom Ford negli anni Novanta; e l’evento con cui Slam Jam ha celebrato oltre tre decenni di cultura urbana chiamando al museo Marino Marini artisti, musicisti e sportivi, eroi delle sottoculture che sono diventati icone di massa. Coraggio: anche nel buio di oggi, oltre ad avere paura, si può giocare a nascondino. Se si usa la torcia dell’intelligenza.

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