Celine prima di Céline, la storia del brand (per mano di Hedi Slimane)

Culottes in tweed, stampe seventies e jeans slim: Slimane porta Celine nel futuro, guardando nel passato (quello prima di Phoebe).

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Matteo VoltaImaxtree

“Volete l'Old Céline? Vi mostro, cos'è, l'Old Celine”. Deve aver pensato più o meno questo, Hedi Slimane, prima di mandare in passerella la sua seconda, e geniale, collezione femminile per il marchio di proprietà di LVMH durante la Paris Fashion Week. I molteplici amanti dello stile cerebrale del marchio, disegnato da Phoebe Philo fino al giorno prima, al solo apprendere la notizia della sua nomina, si erano infatti stracciati le vesti (quelle non firmate Céline, ovviamente), tuonato profezie di débâcle che risuonavano come Armageddon, e aperto prontamente un account Instagram, appunto Old Céline, locus amoenus dove ci si raccontava a suon di immagini, quanto si stava meglio quando c'era lei, Phoebe Philo, somma custode inglese dell'eleganza fredda e concettuale.

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Profezie che erano sembrate avverarsi al debutto di Hedi Slimane come direttore creativo, la scorsa stagione: sulla passerella era stato un susseguirsi di minidress total black, biker jacket, abiti monospalla e jeans Slim(aniani), un auto-citazione della sua filosofia stilistica, quella che aveva già sperimentato – con grande successo di pubblico e vendite stellari – nel suo precedente impiego, come creative director di Saint Laurent. Per la serie: "I marchi possono cambiare, insomma, ma Hedi è sempre uguale a se stesso". E chissà se le critiche che si sono succedute da parte della stampa specializzata abbiano fatto effetto sull'imperturbabile losangelino d'adozione, che a 41 anni è già leggenda, con gli esordi precocissimi e il compianto Karl Lagerfeld tra i primi, accesissimi fan. La storia vuole, infatti, che visti i completi affilati che Slimane aveva realizzato quando disegnava il menswear di Dior, nei primi anni 2000, il Kaiser abbia deciso di mettersi a dieta, e perdere qualcosa come 40 kg, per infilarsi agevolmente in quei pantaloni (strettissimi). L'enfant prodige aveva poi abbandonato la moda con classe impareggiabile – andandosene giovanissimo, e al culmine della fama e dell'apprezzamento generale – per dedicarsi all'altra sua passione, la fotografia. Una decade dopo, però, quando da Kering hanno bussato alla sua porta, chiedendogli di guidare Saint Laurent verso una nuova stagione di successi, Slimane ha deciso di tornare.

Hedi Slimane, uno dei pochi creativi capaci di un fiuto commerciale senza pari, ha quindi deciso di stupire e conquistare chi, dopo il suo debutto da Celine (a cui ha tolto l'accento, così come aveva tolto "Yves" da Saint Laurent) aveva sollevato dubbi sulla scelta di LVMH, nel concedergli le chiavi del regno di uno dei marchi più raffinati del pianeta. Hedi Slimane ha deciso di portare il marchio nel futuro prossimo, facendo un salto nel passato. La sua nuova collezione, infatti, quella per l'Autunno Inverno 2019/2020, è una celebrazione del vero, e originale, Celine, quello degli inizi, quello di Céline Vipiana. Fondato nel 1945, Celine era infatti inizialmente marchio di scarpe su misura per bambini e pelletteria, che iniziò a produrre abbigliamento negli anni Sessanta, per poi guadagnare la fama, una decina di anni dopo, complice un approccio al guardaroba elegante, ma svelto, senza fronzoli, essenziale. Il trench diventa il best-seller, sulla pelle delle borse si incastona il logo con la doppia C, riferimento all'Arc de Triomphe, e quindi, alla summa dell'essere francesi, anzi no, meglio, parigini.

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Ed è proprio lì che Hedi è tornato: agli anni settanta del massimo fulgore del marchio pre-Phoebe. Così sulle note di Les écrans allumés, motivetto firmato dal gruppo Embrasse moi e che ricorda le note scanzonate sulle quali ammiccavano Dalida e Brigitte Bardot, sono scese sulla passerella le sue donne, esemplari primigeni di una nuova borghesia. A ben guardarle, è subito chiaro che les demoiselles non peccano di cultura cinematografica: di certo hanno visto (e comprato), il guardaroba di Catherine Deneuve, casalinga dalle indicibili perversioni nel film di Luis Buñuel del 1967, Belle du jour. L'armadio di Slimane, sorprendentemente, mette da parte vibrazioni rock retaggio dei Nineties, e predilige maglioni in cashemere a collo alto, da abbinare a coulotte in tweed e blazer maschili – come piace assai alle francesi e a chi cerca di replicarne lo stile – completi da giorno in micro-check con pantaloni dai volumi seventies, cappe cammello e cuissardes bordati in pelliccia. La femminilità leziosa di camicie con pussy bow e vestiti dalla stampa a catene, altro grande classico dell'Old Celine, è resa più matura e contemporanea dall'abbinata a jeans slim e pellicce in montone declinate in toni neutrali, quelli sì, molto amati da Phoebe. Le borse e le cinture si decorano del morsetto preso in prestito dall'equitazione, e la fashion police sempre attenta dei Diet Prada ha subito cercato di insinuare imitasse Gucci. La missione è miseramente fallita, anche perché lo sapevano pure loro, che quel dettaglio estetico era già presente nelle primissime collezioni di Vipiana. Ritorna anche il trench, da portare slacciato, a mostrare raffinate camicie in bianco ottico, foulard stampati e gonne con pattern da sartoria.


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Certo, i feticci di Hedi Slimane fanno qualche sporadica apparizione, un biker di qua, una blusa total black carica di lustrini di là, le varsity jacket rese seriose dall'abbinata con camicie dal collo tondo e gonne pied-de-poule. Peccati veniali, per un designer che è stato sempre accusato di sacrificare l'heritage dei marchi che ha diretto, sull'altare della propria visione estetica. Il guardaroba è così perfetto per il giorno, i pezzi facili hanno però volumi e texture preziosi, che li rendono raffinati e desiderabili. Si prevede un nuovo successo di vendite. E chissà se le Philophiles, come si chiamavano tra loro le accolite di Phoebe, saranno in fila fuori dai negozi. Perché Slimane ha dato loro quello che non si aspettavano, e che non sanno ancora di volere.

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