Tra 3 anni non laveremo più i vestiti (ma li indosseremo senza panico)

Indossare la stessa maglietta tutti i giorni per due settimane senza averla mai lavata. E poter continuare ancora per giorni e giorni senza creare il panico nella metropolitana...

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Vincenzo GrilloImaxtree

Partiamo dall'abc: i detersivi fanno male alla natura. Natura che, a sua volta, rende disponibili dei materiali che consentono di ridurne drasticamente l'impatto diventando la base di indumenti no-wash, o quasi. È quanto promette, per esempio, Unbound Merino, una start-up statunitense fondata nel 2016 la cui mission è creare abiti nella pregiata tipologia di lana che possono durare mesi senza dover essere lavati. Il produttore americano è dunque soltanto uno dei tanti flussi di quell'ondata di aziende che, in nome delle istanze ecologiche collegate alla riduzione dei lavaggi e quindi dell'uso di detersivi ma senza creare problematiche di tipo igienico, stanno guadagnando l'attenzione del pubblico e migliorando sensibilmente i fatturati.

Un altro marchio ecologico fresco di lancio è Pangaia (che ha tra i suoi influencer celebrity come Jaden Smith e Justin Bieber) e la sua specialità è creare indumenti che hanno come materia prima una fibra estratta dalla lavorazione delle alghe che viene poi trattata con olio di menta piperita.
Secondo il brand, rispetto a una normale maglietta di cotone, la sua t-shirt ecosostenibile permette di risparmiare circa 3 mila litri di acqua nel corso del suo ciclo di vita. Senza contare la clamorosa dichiarazione di un altro produttore impegnato nel ramo, la Wool & Prince, secondo cui i suoi indumenti possono essere indossati per 100 giorni di fila senza dover essere lavati. Un vero toccasana per il pianeta, se si pensa che le lavatrici rappresentano il 17% del consumo di acqua in casa, e i produttori di questo elettrodomestico sono abbastanza concordi che il 90% dei vestiti lavati non sia effettivamente abbastanza sporco da dover essere gettato nel cesto della biancheria, nonostante la pressante opera di marketing persuasivo condotta dai produttori di detergenti per il bucato che da decenni convincono i consumatori che c'è bisogno di lavare i propri vestiti frequentemente.

È quindi tutta qui la grande sfida dei produttori di indumenti low wash: far capire al potenziale cliente che cos'è che rende i vestiti sporchi. "Il sudore è pulito”, dicono gli esperti. “È quando viene assorbito dai vestiti che inizia ad attirare batteri e cattivi odori. Quindi la chiave è trovare materiali che non lo intrappolino". Il materiale sul quale tutti i grandi player che stanno credendo nel successo del loro business investono è, appunto, principalmente la lana, perché ha molte proprietà che lo rendono meno soggetto a sporcarsi. E, inoltre, è naturalmente traspirante, il che significa che il sudore evapora dalla pelle nell'aria, piuttosto che rimanere intrappolato all'interno del tessuto. Oltre che essere regolatore di temperatura, cioè quando fa caldo, l'evaporazione del sudore fa sentire fresco e quando fa freddo, la lana crea uno strato di isolamento che intrappola il calore del corpo, mantenendolo al caldo.

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