Il futuro della moda è nelle mani di 1, 2, 3 donne da conoscere

Da Kristelle Kocher, avvistata (e voluta) da Renzo Rosso, a Marine Serre e Cecilie Bahnsen: chi sono le promesse del nostro guardaroba del futuro prossimo.

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Courtesy Photo / Instagram.com/marineserre_official

L'annuncio più recente riguarda Christelle Kocher, vincitrice del Grand Prix Andam 2019 con il suo marchio Koché: Renzo Rosso, patron di OTB (gruppo che ingloba Diesel, Maison Margiela, Marni, Amiri e Viktor & Rolf) ha deciso di puntare su di lei, e produrne, attraverso la sua Staff International, le future collezioni, partendo dalla stagione autunno-inverno 2020. Una scommessa sul futuro che pare un'investitura, quella di Christelle, supernova capace di fondere in un solo guardaroba elementi della couture con lo streetwear. Un miracolo tessile reso possibile da una formazione accademica comme il faut, quella quasi obbligata alla Central Saint Martins – crocevia di tutti gli stilisti che hanno rivoluzionato la moda recente, da John Galliano ad Alexander McQueen – e poi svezzata a forza di incarichi complessi e appaganti, per una giovane fresca di diploma. L'ufficio stile di Giorgio Armani a Milano, poi Martine Sitbon – marchio poi chiuso – e la carica di responsabile dei tessuti preziosi da Chloé. Dopo sono venute le esperienze ad Antwerp dal maestro Dries Van Noten e l'esperienza come direttore artistico – ruolo che ad oggi mantiene – di Lemarié, azienda fondata nel 1880 e Maison d'art da cui Chanel si rifornisce di piume, camelie e drappeggi realizzati ad arte. A chiederle di ricoprire il ruolo, racconta, fu la stessa Virginie Viard, direttore artistico di Chanel. Poi c'è stato un ritorno in Italia, dove ha assistito Tomas Maier, ex direttore creativo di Bottega Veneta. Dal 2015 in poi si è concentrata sul suo marchio, che annovera cappotti in piume con profili in lino, realizzati appunto da Lemarié, con pezzi dalle vibrazioni molto più sportive. Un incrocio di stile che è perfetta radiografia tessile della nuova generazione di designer francesi, cresciuti come lei in periferia, istruiti con tutti i crismi al savoir-faire artigiano, e ormai un po' stanchi di quella classica immagine alla quale vengono relegate le donne del paese, o meglio, della capitale: stiletto, capelli arruffati ad arte, jeans skinny e camicia bianca in seta "non fanno davvero per me", ha raccontato in una recente intervista a Numéro, dove ammette di essere cresciuta in tuta, essendo una ragazza sportiva, e aver apprezzato in seguito la bellezza nascosta nelle lavorazioni preziose della couture. "Oggi si viaggia più spesso, e grazie a internet e ai social media siamo influenzati da fenomeni e stili che nascono magari dall'altra parte del mondo, e che però possiamo comprare negli e-shop. Per lavoro ho viaggiato molto, e ho espanso i miei confini molto oltre quelli francesi." Un appeal internazionale sul quale Rosso ha deciso di investire, con la stessa visione con la quale aveva puntato su Amiri, brand losangelino di culto tra gli amanti del denim: "Ho incontrato Christelle durante il premio francese Andam lo scorso luglio e mi è piaciuto il suo approccio alla cultura giovanile, oltre che la sua visione moderna e femminile della moda" ha dichiarato Rosso. "Sono felice di supportare la sua creatività e la sua crescita professionale, mettendo a sua disposizione la nostra esperienza nel settore”.

L’autunno 2019-2020 di Koché
Peter WhiteGetty Images

Ma non è l'unica donna a essere "sorvegliata speciale" del fashion system, che, secondo il report del 2019 della piattaforma di analisi dei dati di ricerca Lyst, segue da vicino e con molto interesse l'evoluzione di Marine Serre e Cecilie Bahnsen. La prima , in effetti, si è fatta notare già a La Cambre Mode (S) di Bruxelles, scuola dove si è diplomata con il massimo dei voti, ricevendo il plauso dei membri della commissione d'esame – non quella dei licei di provincia da dove viene chi scrive – tra i quali membri c'era Demna Gvasalia, oggi direttore creativo di Balenciaga. E proprio da Balenciaga ha lavorato Marine – ma anche da Alexander McQueen, Maison Margiela e Christian Dior, nell'era di Raf Simons. L'influenza di Gvasalia e la drammaticità che si impara respirando la stessa aria del compianto McQueen emergono con prepotenza nelle sue collezioni, che mischiano richiami al vintage di stampo Eighties, stampe eccessive e dai colori accesi con costruzioni scultoree, abiti in satin dai profili tagliati di sbieco. Vincitrice del premio LVMH dedicato ai talenti emergenti, la sua consapevolezza delle tematiche eco è quella dei millennial: in tutte le sue collezioni sono presenti capi ricondizionati, quindi realizzati con tessuti "di scarto", così come una linea di gioielli che segue le stesse regole. Una consapevolezza che si riflette anche nei casting delle sfilate, dove si ritrovano modelle dai capelli bianchi, in taglie diverse da quelle pre-stabilite da alcuni canoni di bellezza ormai passati a miglior vita.

La collezione di Marine Serre per l’autunno-inverno 2018-2019
Vittorio Zunino CelottoGetty Images

Del 38% sono invece salite, secondo Lyst, le ricerche legate a Cecilie Bahnsen, talento dal romanticismo nordico, che infatti arriva da Copenaghen, dove è tornata nel 2015 per fondare il suo brand, dopo aver studiato al Royal College of Art a Londra e aver lavorato per diversi marchi francesi. Impalpabili eppure strutturati, con quelle maniche a sbuffo e i volumi che sembrano romanticamente gonfiati con la grazia di una bolla di sapone, i suoi abiti sono velocemente diventati la scelta preferita delle Millennial che affrontano il giorno del sì, in una sua creazione, che sembra scovata in un baule della nonna eppure non è datata.

Colori pastellati, giallo mimosa sul vestito con gonna a ruota al ginocchio e rosa candy per i completi giacca e pantalone, il mix tra minimalismo scandivano e romanticismo provenzale vince e convince (soprattutto le donne che sognano già di indossare chemisier in cotone croccante e odore di primavera). Il futuro, è servito.

La collezione di Cecilie Bahnsen per quest’autunno
Yuliya ChristensenGetty Images

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