La storia di K-Way in una sfilata "non nostalgica, ma il riassunto da dove partire per il futuro"

C'era una volta una giacca che voleva entrare nel futuro. Ci è riuscita e ora punta a crescere nuovi adepti del viaggio.

Lungarno, Palazzo della Borsa, sala bianca, luci altissime ad aspettare la parata di giacche dalle zip tricolori che Léon-Claude Duhamel ha inventato nel 1965 a Parigi dove pioveva, troppo per far passare inosservato il problema del vestire con grazia una tela anti pioggia. Cinquantacinque anni dopo quell'invenzione Lorenzo Boglione è seduto in un rumoroso via vai tipicamente pittiano a poche ore dalla prima sfilata di K-Way durante Pitti Uomo numero 97. Molti mesi prima, a Londra, era apparso disteso e pronto a giocare con le possibilità che due brand di famiglia quali Kappa e K-Way potevano creare unendosi. Ma è dall’Italì che Lorenzo, figlio di Marco Boglione fondatore del gruppo BasicNet (nell’insieme, tra gli altri: Sebago, Kappa e Superga) riparte per festeggiare un anniversario tondo e una sfilata “che non è commemorativa, non è archivio puro, è l’evoluzione di un'icona”.

Hai raccontato di quanto ti piaccia sperimentare, sbagliare e ricominciare: in un momento di bilanci è ancora così?
Meno errori si fanno meglio è, chiaro, però resto ancora convinto che dobbiamo sperimentare: per questo non li chiamerei errori ma sperimentazioni per capire cosa funziona meglio, come, quando e per chi.

Monica Feudi

Quanto sei fiero del progetto intrapreso dalla tua famiglia (ore dopo a fine sfilata il padre riassumerà: "monsiuer Duhamel è l’inventore del K-way, io il salvatore e Lorenzo il futuro”ndr)?
Mi rende orgoglioso che la nostra famiglia conduca e mandi avanti da 25 anni un’azienda dove lavorano molte persone e i cui prodotti sono legati a centinaia di famiglie: perché agiamo ancora con uno spirito da famiglia. Poi potremmo vendere giacche o bulloni: ma è lo spirito con cui lo facciamo che ci rende fieri.

Il blasonato, scontato, a volte mal venduto, Made in Italy è ancora il perno del vostro dna?
Credo che ci sia un modo di fare impresa che è italiano, ha i suoi connotati, il suo stile, e fa la differenza. Anche su business diversi a livello globale quel fil rouge del fare impresa in Italia lascia ancora il segno.

Pitti, una sfilata esclusiva, perché ora, perché qui?
C’è la volontà di comunicare quello che abbiamo fatto negli ultimi 15 anni con K-Way, non c’è la volontà di comunicare la stagione autunno inverno 20/21. Non c’è un capo vintage in sfilata ma vogliamo mostrare bene - e per me la sfilata ha ancora questa efficacia - il percorso intrapreso dal brand e definire la strada per il futuro. Ispirati dal fondatore e inventore continuiamo a sviluppare K-Way pensando tutti i giorni ai fondamenti di questa giacca, dalla zip, all'elastico, alla leggerezza, portando avanti quei valori per poter parlare ad altre generazioni (alla sfilata gran parte del pubblico è composto da macro e nano influencers, e lo stesso Marco Boglione lo sottolineerà entusiasta ndr).

Ti piace la generazione che sta "crescendo" Greta Thunberg?
Diciamo che la consapevolezza di fare più attenzione è importante, poi i modi non sono da giudicare. Stare più attenti può solo fare bene, credo però che gli estremi non necessariamente siano l'unico modo per portare avanti progetti: quando estremizzi troppo crei degli "estremi opposti". Sarei più graduale.

Pioggia, viaggi, partenze, addii, lacrime: tutte parole che possono essere legate a una storia con protagonista "un" K-Way. Che cosa ti fa piangere?
Piango sempre quando guardo dei film stupidi in aereo: sono da solo, 27esimo volo, guardo qualunque film e non deve essere Titanic o Braveheart eh...Ne parlo spesso, succede a molti, ho anche letto un articolo interessante in merito: pare che quando sei sull’aereo la solitudine, la pressione, il fatto di non conoscere nessuno ti renda più vulnerabile ed emotivo. E libero piangere.

Monica Feudi
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