I designer di domani sono i più schierati di sempre?

Queer revolution, machismo tossico e contemporaneità: le idee rivoluzionarie di Lorenzo Seghezzi, studente della Naba ospite a #casaMC.

Capello (e sopracciglia) ossigenati, orecchini maxi ai lobi, camicia stampata over: Lorenzo Seghezzi ha l'attitude di un clubber nella Londra degli Anni 80, che fuma una sigaretta all'ingresso, salutando Grace Jones e Leigh Bowery che invece, si avviano verso la pista da ballo. Quando ci si siede al divano di #casaMC in collaborazione con Airbnb Italia, e si inizia a raccontare la sua collezione – quella con la quale si è diplomato al NABA e ha sfilato ad Alta Roma – le sue parole non sono meno incendiarie, ma il sorriso è educato, la voce è calma, ma decisa. "A cosa serve la moda, se non a migliorare le nostre vite?"esordisce. "La moda come necessità fisica di coprirsi, ormai, è una questione che abbiamo già risolto, in fondo. Quello di cui voglio occuparmi io è altro". E così, partendo dal passato, quello della rivoluzione culturale e della community LGBTQ+ che prese piede all'Università di Bologna negli Anni 70 e 80, affronta tematiche quanto mai contemporanee.

"Queer revolution, il nome della collezione, guarda appunto a quegli anni" – spiega Seghezzi – "ma vuole denunciare quanto quei concetti di machismo e mascolinità tossica facciano male anche oggi". E, andando nello specifico, ci sono delle figure di quegli anni che lo hanno influenzato? "Certo: non si parla qui di approccio stilistico ma di prese di posizione: penso a Pier Vittorio Tondelli, lo scrittore autore del manifesto della gioventù italiana degli Anni 80. Le sue suggestioni, le atmosfere che è stato capace di creare, sono l'ispirazione principale, insieme poi a tutte le attività organizzate dal Cassero di Bologna, il comitato Arcigay della città da cui poi partirono tutte le iniziative politiche e sociali della comunità queer dell'epoca. Tra le altre figure di riferimento ci sono Stefano Casagrande, attivista LGBTQ+, a cui Bologna ha intitolato una piazza nel 2008, definito "La cesarina" per le sue origini romane e per il suo carattere decisionista, ed Helena Velena, attivista transgender, una teorica delle contro culture di nicchia. "Se però penso ad un momento della storia della moda recente che mi è rimasto particolarmente impresso, e che farà scuola per i prossimi anni, mi viene in mente la sfilata d'addio di Jean Paul Gaultier, durante la quale hanno sfilato i grandi classici creati da lui, dalla maglia a righe al reggiseno a cono di Madonna. E, guardandoli, ti rendevi conto che, anche se sono stati pensati 30 anni fa, la loro forza rivoluzionaria è rimasta intatta". E se l'obiettivo della moda rimane lo stesso di Jean Paul, quello di cambiare le carte in tavola, con un sorriso da enfant terrible, è molto probabile che, in Lorenzo Seghezzi, il fashion system abbia trovato una nuova recluta carica di entusiasmo (ovviamente, rivoluzionario).

Si ringraziano per il supporto a #casaMC, i momenti food & bevarage e lifestyle: Airbnb Italia, Banco BPM, Bevande Futuriste, Millefiori Milano, Venchi e Zushi Milano.


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