Abiti per occasioni d'uso che scegliamo, non stagioni: il manifesto di Alfredo Cortese

Come nasce, si crede e si desidera costruire i valori di un nuovo marchio di moda made in Italy.

Potremmo riassumere l’estetica di Alfredo Cortese con un suo abito crasi: un tubino spaghetti stripes con innesto un romantico strascico sul fianco. Racconta della ragazza che siamo state e della donna che diventeremo. Tutto in bilico, tutto solido come le idee di chi nel 2019/2020 vuole cambiare, mettere in linea di produzione una propria collezione che si chiama AC.9, iniziali e numero fortunato di Alfredo Cortese di nome e di fatto, osservazione banale, ma neanche troppo. L’ho ascolto ascoltato alzare manifesti bianchi e gentili durante la diretta di 15 minuti della nostra #MCFamily, lo ritrovo al telefono in un pomeriggio di Covid, distanziamento sociale e di un futuro che doveva, dovrà venire. La missione della sua linea di abbigliamento non ha mezzi termini nonostante flutti nei volumi minimali, puliti e romantici: "Non voglio travestire la donna ma vestirla, voglio creare un capo che sia un abito non un costume. Creare per una donna con i piedi per terra, un abito ricercato ma con una vestibilità che possa essere sfruttata davvero".

Quello che è stata la moda, la a-normalità della moda, deve cambiare: sei d’accordo?
Credo che torneremo a un senso civico di base, una parte dell’individualismo che ha caratterizzato i nostri tempi deve essere accantonato. Penso che si debba tornare alla normalità, i tempi non saranno brevi, rispetto tutti, le aziende stesse, c’è e ci sarà una corsa al rifatturare ma bisogna capire come far lavorare i propri dipendenti in modo sicuro, non possiamo tornare a essere come ci eravamo lasciati a febbraio.

Il tuo cv è un puzzle di esperienze comunicazione, prodotto, media (da Numero 21 a Neil Barrett): cosa consiglieresti a un neo-designer che debutta oggi nel mondo del lavoro?
La formazione è importante: io non ho studiato specificatamente design e moda (nella sua formazione laurea in scienze chimiche e master in fotografia ndr) ma la curiosità mi ha sempre condotto in questo mondo. Se parti con un’esperienza in aziende/colossi sei un numero, se sei in aziende medio grandi invece puoi imparare e assorbire competenze più dirette. Da dove inizio? Google non mi dà tutto: io sono ancora affezionato ai libri di moda, tomi di stile e storie. Multicompetenze e ambiti diversi significa vedere la moda da molti dei suoi lati, pratici e artistici.

Molti stilisti e grandi imprenditori parlano di tornare tutti “start-upper”, una crisi, quella che ci ha lasciato il Covid, che stimola al cambiamento totale?
Credo che lo show off nella moda esiste e sia reale, si pensa sì al consumatore ultimo ma ovviamente questo subisce il sistema “Moda”: dalle scelte dei buyer, ai messaggi della stampa fino alle stagioni imposte. Se questo è l’iter il consumatore non può che subire il sistema. Dipende da che tipo di consumatore parliamo: il cliente che acquista con regolarità una borsa da 5mila euro non modificherà il suo potere d’acquisto...

L’abito crasi di AC9
HENRIK BLOMQVIST

Come definiresti il tuo target di donna?
Una donna desidera indossare tutt'altro che il solito marchio, di non esibirlo a chiare lettere, che ama fare scouting, disinteressata dal concetto di stagione. Sarà un difetto per le campagne vendita ma io penso all”occasione d’uso” un concetto antico che però parla a diverse donne ed esigenze femminili. Anche nel retail cerca altro: le vetrine non sono tutte a Milano, Tokyo, New York, mi piacciono molto le vetrine dei concept-store, per una clientela abituata e desiderosa di scouting continuo.

Esperienze di acquisto fisico vs digitale?
Molti miei capi possano vivere nell’e-commerce perché lo schermo traduce bene vestibilità e costruzione dell’abito. Come consumatore però non riesco a comprare online e sono anche scocciato dalla pressione che ricevo in alcuni negozi. Credo che questo modo di vendere stia variando, stanno cambiando gli spazi dove nascono i negozi, sono molto più un luogo dove godi della selezione, dove vivere esperienze di lifestyle piuttosto che monomarca di prodotto.

courtesy photo

Instagram come self branding, e-commerce e auto-vetrina. Ne fai parte?
Per veicolare l’immagine Instagram è ottimo, non amo molto il formato shoppable specie su un abito da tremila euro, dipende sempre qual è la tua fascia prezzo, ma non credo che il lusso se lo possa permettere.

Disegnare indipendente o direzione creativa di un marchio storico?
Sono geloso del mio progetto a cui credo e molto, non lo abbandonerò mai per qualcosa di altro ma sono multitasking...in futuro mi piacerebbe provare ad affiancarlo a un'altra direzione creativa.

Come cambieranno le testate di moda?
Sono un cultore della qualità, le foto via facetime o Zoom con protagonista una top model penso che siano sempre uno screenshot, soffro a vedere degli escamotage di comunicazione e marketing per quanto sia giusto farlo in questo particolare momento. Spero che si possa tornare a scattare delle campagne anche senza grandi set ma con un contenuto di altissima qualità.

Le tue origini siciliane si traducono nelle tue linee, colori, ispirazioni?
Sono un orgoglioso figlio della mia terra ma sono sempre stato distaccato, visceralmente non appartengo a nessuno luogo, neppure a Milano, quindi nelle mia collezioni influiscono molto più esperienze e momenti che luoghi.

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