Ho chiesto ad Alexa Chung perché da 15 anni influenza la mia vita

E ho immaginato che sbattendo i tacchi di un paio di sneakers Superga (disegnate da lei) potessi ritrovarmi sotto il suo stesso arcobaleno.

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Getty Images

Cosa si può scrivere sulla donna a cui sono stati dedicati i testi più belli dell’indie rock dei Duemila (Alex Turner, se ci stai leggendo, i nostri pensieri sono rivolti a te). Cosa si può scrivere sulla donna che ha smarcato il preppy style dai campus del New England degli anni Sessanta per portarlo tra le strade di Hackney, la London Nord-Est, e da lì in tutto il mondo? Cosa si può scrivere sulla donna che coniava il termine it-girl prima ancora che gli hashtag monopolizzassero le nostre tastiere capacitive? Le si potrebbe scrivere che in un qualche paesino sperduto dell’Italia un’adolescente nel 2006 aggiornava costantemente i forum sul suo conto per sapere quale combat boots avesse abbinato a quale brand di shorts in jeans, mentre si avvicinava sotto il palco di un qualche festival musicale (quando ancora un festival musicale era “solo” un festival musicale, e non una vetrina social-e). Le si potrebbe chiedere come si immagina e, poi, si riesce a fondare un brand virale ma non banale, contemporaneo ma non succube delle micro tendenze, soprattutto credibile e destinato a fare la corte ai nostri carrelli digitali per molto moltissimo tempo. Scrivo i miei (punti) interrogativi ad Alexa Chung oggi, mentre immagino di essere su una spiaggia di Ostia semi deserta al tramonto, in una di quelle vacanze romane da film tricolore... scenografia della nuova campagna Alexa Chung X Superga, in cui la stylish british girl incontra il Made in Italy in tela e gomma per fare l’amore sui faraglioni della costa italiana. Così, come una Dorothy dalle scarpette rubino, sbatto i tacchi ehm le suole bianco latte di un paio di sneakers Superga sperando di essere catapultata sotto l’arcobaleno, insieme a lei.

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Come si rinnovano le icone come un paio di sneakers Superga?
I capi iconici diventano iconici perché, in qualche modo, sono dei classici. I capi classici possono essere indossati in qualunque epoca, con qualsiasi outfit, in qualsiasi momento, ed è proprio questo restare sempre fedeli alle proprie origini che trasforma un semplice capo in qualcosa di speciale. Collaborando con Superga cerco di fare proprio questo, rieditare senza mai allontanarmi troppo dal punto di partenza.

Mi racconti due itinerari che faresti in solitaria con un paio di Superga?
Vorrei andare in Islanda, non ci sono mai stata. Non so guidare e questo è spesso un problema in viaggio, quindi potrei trovare un insider che mi porti in giro. Beh, e poi mi piacerebbe scoprire un po’ di più l’Italia. Quando abbiamo scattato la campagna Superga ne ho avuto un assaggio memorabile, ma vorrei tornare ancora e ancora.

Ami definirti semplicemente “human”. Come spiegheresti alla te bambina chi è la human Alexa Chung oggi?
Una donna al settimo cielo! Ho fatto cose che non avrei mai immaginato quando da bambina vivevo in una casetta in campagna. Sono orgogliosa in tutto e per tutto di me stessa. Ma credo che ci siano altri successi ancora da raggiungere…

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Perché hai deciso di fondare il tuo brand solo 3 anni fa e qual è stata la sfida più importante che ti sei trovata ad affrontare?
Desideravo creare abiti meravigliosi che rispecchiassero chi sono, che rispettassero i miei tempi, che potessero essere frutto solo dei miei sforzi creativi. Ci sono un’infinità di aspetti ardui da considerare quando inizi un business, non si tratta solo di dare sfogo al proprio estro, ma anche essere responsabile di 20 persone e tutta un’altra serie di attività che possono diventare molto stressanti… Ma amo immaginare le mie linee, non c’è niente che mi renda così felice. È un sogno.

Scegli un solo capo per definire… l’eleganza parigina.
Un maglione navy.

… l’innovazione newyorchese.
Non sono sicura. Un paio di occhiali da vista con fotocamera integrata??

… il preppy mood inglese.
I calzini colorati.

… lo stile italiano.
Le Superga.

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