La collabo tra Jennifer Lopez e Shakira che ha cambiato la storia del Super Bowl

Dagli abiti alle performance, le popstar hanno portato sul palco radici, multiculturalismo, female empowerment. Alla faccia di Donald Trump.

L'Africa, il Sudamerica, il sogno americano che nessuno vorrebbe diventasse un incubo. All'halftime show del Superbowl 2020 Jennifer Lopez e Shakira hanno riassunto in 12 minuti da fuochi d'artificio le loro carriere ventennali, dimostrando ancora una volta il loro status di giganti del pop. E hanno ribadito un'insindacabile verità: sono due donne di successo, ok. E sono latinas, parte fondamentale della loro fama. Così come il body argento custom Atelier Versace di Jennifer Lopez è diventato il ponte simbolico con un'altra grande migrazione che ha contribuito ad arricchire gli Usa, quella italiana. A Miami, città dove Gianni Versace aveva scelto di vivere e dove si è tenuto il Superbowl, la popolazione di origine ispanica è al 70%, riporta il New York Times. Ci volevano le popstar latine all'halftime show (oltre a J.Lo e Shakira anche Demi Lovato, nata in una famiglia messicano/irlandese, che ha intonato l'inno all'apertura), per dare uno schiaffo alle frontiere fisiche e sottolineare la potenza del multiculturalismo.

Kevin Mazur/Courtesy Versace

In quell'abbraccio finale dopo aver incantato il Sun Life Stadium c'è l'essenza del nuovo mondo che in molti si ostinano a non vedere: il potere delle donne. E il successo di professioniste affermate e concrete che vengono da lontano. Shakira è nata e cresciuta in Colombia ed è diventata famosa cantando in spagnolo e in inglese, Jennifer Lopez from the block viene sì dal Bronx, ma la sua famiglia è originaria di Puerto Rico. E di questo si è vestita J.Lo scegliendo Versace al Superbowl, lei che è nata nella New York del Bronx e di Little Italy, miglior madrina dei mix cultural/umani, e ufficialmente incoronata paladina di quelle diversità che esulano dal canone wasp tanto caro a Donald Trump.

Kevin Winter/Courtesy Versace

Un halftime show del Superbowl 2020 politico, intenso, esplosivo. A cominciare da Shakira che condensa nei suoi 6 minuti un treno di hit ballando, suonando la chitarra, cantando i due lingue le canzoni più conosciute, persino concedendosi un pericolosissimo crowdsurfing sulle prime file per avvicinarsi al pubblico. Il turno di Jennifer Lopez si apre con il lancio della meravigliosa gonna rosa in satin Atelier Versace e uno slot serratissimo di coreografie (con autocitazione pole dancer di Hustlers): come se fosse nata per questo, come se non aspettasse altro. E se lo è meritato. A 50 anni e in appena 6 minuti Jennifer Lopez si prende il Superbowl, Miami, il mondo. E inchioda la nazione sul simbolismo della figlia Emme e il coro di bambini che intona Let's Get Loud in medley con Born in The USA di Bruce Springsteen, l'inno più americano dello stesso inno nazionale, mentre dispiega le ali di doppia bandiera gridando "Latinos!" nel microfono e mostra un body argento di cristalli che nessuna come lei. Nell'urlo di Jennifer Lopez ci sono quelli nati negli Stati Uniti, sono tutti coloro che ci sono arrivati e si sono stabiliti, chi ha scelto l'America di oggi che con ottusità li respinge e li uccide. Jennifer Lopez e Shakira al Superbowl 2020 sono riuscite dove molti altri hanno fallito: rendere ufficialmente politico lo show più visto di tutta l'America.

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