L'abito fucsia di Elizabeth Taylor al party del 1951 con cui diede l'addio all'adolescenza

A 19 anni, dopo essersi vista soffiare un ruolo, la futura Cleopatra diede un colpo di spugna ai ruoli da ragazzina nel bel mezzo di una festa a Hollywood.

Liz dagli occhi blu, praticamente viola. Gli occhi più belli della storia del cinema per il colore e la doppia fila di ciglia nere che li incorniciavano, frutto di un’anomalia genetica, brillavano la sera del 29 novembre 1951 al sontuoso party che la Metro-Goldwyn-Mayer aveva organizzato a Los Angeles insieme alla rivista Screenland, per la prima del kolossal Quo Vadis. Un’occasione mancata, per la giovane Elizabeth Taylor. Originariamente era stata scelta lei per il ruolo primario di Licia mentre a Gregory Peck era stato riservato quello di Marco Vinicio. Ma nel 1950 la produzione era passata di mano e il cast era stato rifatto da zero, assegnando i loro ruoli a Deborah Kerr e Robert Taylor. A Liz era rimasto un cameo non accreditato, nel ruolo di una cristiana nelle carceri del Circo. Quella sera, quindi, i flash erano tutti per la protagonista e di Liz, anche se non era esattamente l’ultima arrivata, ci sono poche immagini nel suo bellissimo abito in satin fucsia, sexy e conturbante. In una posa insieme al protagonista Robert Taylor. Nell’altra è insieme all’attore inglese Michael Wilding, e vedendoli insieme, la gente mormora.

Liz Taylor insieme a Robert Taylor
Silver Screen CollectionGetty Images

Liz Taylor, infatti, è in un importante momento di cambiamenti. Alle spalle ha già una discreta carriera. Dopo uno stentato inizio come baby star, scartata ai provini perché non ha lo sguardo infantile delle minidive del tempo, come Shirley Temple e Judy Garland, finalmente ha intrapreso la strada giusta nel 1942 come protagonista di Torna a casa Lassie. Poi una bella parte in Gran Premio, con Mickey Rooney, nel 1944, scelta perché sapeva andare bene a cavallo. Pur di darle il ruolo, la produzione le impose l’apparecchio per allineare i denti un po’ storti. Il film era stato un tale successo che da quel momento l’infanzia era finita, inghiottita dal vorace meccanismo dello show business che prese il controllo su ogni aspetto della sua vita, dagli studi alle attività sportive. Ma da fuori, era un’eterna ragazzina. La MGM aveva fatto firmare ai suoi genitori un contratto di sette anni con uno stipendio settimanale di 750 dollari. Poi, anche se ancora teenager, la consapevolezza improvvisa: la ragazzina dagli occhi viola voleva ruoli da adulta e la MGM aveva convenuto di dover iniziare a coltivare per lei un'immagine pubblica più matura.

Elizabeth Taylor alla festa col futuro secondo marito Michael Wilding
BettmannGetty Images


Erano iniziati i servizi fotografici che la ritraevano come un'adolescente "normale" che frequentava feste e frequentava appuntamenti, le interviste condotte con un tono più serio. Nel thriller Alto tradimento, del 1949, aveva interpretato una donna che inizia a sospettare che suo marito sia una spia sovietica, e aveva solo 18 anni. Aveva girato Cinzia, Piccole donne, Il padre della sposa, Un posto al sole. La MGM aveva organizzato e pagato il ricevimento delle sue nozze con l’ereditiere Nick Hilton a Beverly Hills il 6 maggio 1950, perché tutto doveva rispettare l’immagine su cui si stava investendo. Poi quel ruolo sfumato in Quo Vadis, e quella sera, al party nel novembre del 1951, con tutta la crème di Hollywood, Liz a 19 anni voleva dimostrare quanto fosse cresciuta e sensuale. Intanto, mostrandosi con Michael Wilding, vent'anni più di lei che, già si vociferava nel gossip, di lì a poco sarebbe diventato il suo secondo marito. Se lo portò proprio lì, nel party zeppo di giornalisti di Screenland, una delle riviste di cinema più diffuse. E poi con un abito realizzato dalle costumiste della MGM, con cui tagliava per sempre il filo che la legava alla ragazzina di Lassie. Lucido satin fucsia stretto in vita, la gonna ampia, il corpetto, su cui si arrampicava un ramage, le strizzava e valorizzava sensualmente il famoso décolleté, gli orecchini pendenti di diamanti – iniziava la collezione dei suoi leggendari gioielli –, i riccioli neri aderenti alla testa per lasciare scoperto il bellissimo viso, il rossetto dello stesso colore della stoffa, che faceva risaltare la sua pelle bianchissima da rosa inglese. Le foto sui giornali, il giorno dopo, erano tutte per la protagonista del film Deborah Kerr. Ma la gente che contava, a Hollywood, aveva tenuto d’occhio lei che già aveva fatto colpo quell’anno con Un posto al sole, il primo ruolo in cui il regista George Stevens, invece di chiederle di essere “se stessa” come facevano gli altri, le aveva detto “recita”, mettendola direttamente sui binari del successo. Lei aveva recitato, e non ha smesso più.

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