L'abito preferito di Lady D e la sua storia rocambolesca

Nel 1990 lady D si innamorò di un vestito color magenta da cui non riuscì a separarsi per sette anni.

Qual era il vestito preferito della principessa Diana, quello che ha amato di più nella sua vita? Nel guardaroba di Lady D si sono susseguite le creazioni di molti stilisti diversi, alcuni terribilmente celebri e altri di nicchia, ma non meno geniali. Per la luna di miele la principessa si era fatta aiutare a scegliere i capi da Felicity Clark, una giornalista che le fece comprare, fra i tanti, un famoso abito di seta color pesca di Bellville Sassoon. Alla fine degli anni 80 si affidò principalmente a Catherine Walker, la stilista scomparsa nel 2010 che disegnò per lei alcuni dei suoi abiti da sera più fotografati. Ma c’erano anche altri creatori di moda con cui Diana mostrava un feeling intenso. L’abito destinato a diventare il preferito in assoluto dei suoi preziosi 36 anni di vita non lo disegnò, infatti, l'amica Catherine Walker, ma un uomo soprannominato “l’Oscar de la Renta londinese” o anche "il maestro del look da purosangue inglese”: Victor Edelstein. Nato nel 1946 in una famiglia di immigrati russi, Edelstein aveva fatto la gavetta da ragazzo lavorando nella leggendaria boutique Biba, simbolo degli anni 60, ed era poi stato assunto nella sede londinese di Christian Dior dove aveva affinato il suo talento. Nel 1978 si era messo in proprio e nel 1982 aveva preso la decisione di dedicarsi esclusivamente all’haute couture. Char Pilcher, allora fashion editor di Tatler, lo descrisse come "il migliore della scuderia britannica di couturier del momento, un vero talento", consacrandolo definitivamente e a ragion veduta. Un russo londinese forgiato dallo stile francese che disegnava solo splendidi abiti da sera: un tale mix non poteva lasciare indifferente la principessa del Galles amante della moda, condizionata dal veto silenzioso che le imponeva, in quanto membro della famiglia reale, di fare acquisti solo presso i marchi nazionali. L’incontro fra la principessa e il couturier avvenne a metà degli anni 80, quando Diana prese appuntamento nella sua boutique e comprò un abito destinato a passare alla storia: il celebre Travolta Dress. Diana indossò quel famoso abito di velluto nero alla Casa Bianca il 9 novembre 1985 per danzare 15 minuti con John Travolta sotto gli occhi di tutti gli invitati, tranne quelli del principe Carlo che stava continuando a conversare con un’altra ospite, indifferente all’evento epocale che si svolgeva alle sue spalle. “La mattina dopo quel ballo sono stato tempestato dalle telefonate dei giornalisti che mi chiedevano tutti i significati simbolici che la principessa aveva inteso esprimere con quel vestito”, racconterà poi Victor Edelstein. “Ma era solo un vestito che ha comprato dalla mia collezione. La gente gli attribuisce tanta importanza ma per me era semplicemente una delle mie creazioni, che a lei era piaciuta tanto da esclamare nel camerino ‘Devo mostrarlo subito a mio marito!’, prima di precipitarsi fuori”. Diana aveva apprezzato così tanto quell’abito che ne comprò altri dallo stilista e uno in particolare, che comprò nel 1990, sarebbe diventato il suo favorito di sempre.

La principessa Diana nel 1992 alla premiere di Come una donna
MirrorpixGetty Images

Lungo fino ai piedi, in spesso raso di cotone rosso magenta drappeggiato, foderato di seta fucsia, aveva la scollatura a V avanti e dietro che restava miracolosamente al suo posto senza che le spalline scivolassero, e l'orlo posteriore drappeggiato come un abito da flamenco. Faceva sembrare Diana una versione regale di Jessica Rabbit. La principessa si trovava così a suo agio, fasciata in quell'abito (che si dice abbia influenzato la creazione del famoso abito rosso di Julia Roberts in Pretty Woman), da averlo indossato per ben otto occasioni pubbliche, tra cui: una cena di gala a Washington e una performance della Welsh National Opera durante una visita in Giappone, entrambe nel 1990; un recital neozelandese del teatro Kiri Te Kanawa a Londra e una rappresentazione dell'opera verdiana Simon Boccanegra alla Royal Opera House di Londra, nel 1991; al cinema Odeon di Londra, alla première del film di Julie Walters Come una donna, e in Ungheria per uno spettacolo di gala del balletto nazionale inglese al Teatro dell'Opera di Stato, nel 1992. Quell’abito magenta, così come il Travolta Dress e molti altri, venne messo all’asta per beneficienza nel giugno del 1997. Era comprensibile che Diana se ne volesse sbarazzare. Molte cose erano cambiate, lei era cambiata, la moda era cambiata e dopo il divorzio voleva dare un taglio col passato. Victor Edelstein fu lieto di vedere i suoi abiti iconici sui manichini, all’incanto: “Ho pensato che fosse carino da parte sua farci un po' di soldi per beneficenza”, dice lo stilista, “ma li aveva indossati molto e non pensavo che avrebbero fruttato un granché”. Invece la vendita andò benissimo, una businesswoman di nome Maureen Dunkel ne comprò addirittura nove. Lady Diana morì due mesi dopo quell’asta. Victor Edelstein oggi ha 75 anni e nel 1993 ha smesso di disegnare abiti e ha chiuso il suo brand. Oggi è un pittore professionista, sposato con la pittrice di origine italiana Annamaria Succi. Anche nella pittura è riuscito a non essere mediocre: uno dei suoi quadri oggi è appeso nella National Portrait Gallery di Washington, la città dove la sua illustre cliente Diana principessa del Galles indossò il suo abito magenta la prima di otto volte, con tanto amore.

Lady Diana nel 1991
Tim GrahamGetty Images
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