Quindi, ci siamo stancati di comprare sneakers?

I due mesi vissuti in pantofole hanno rallentato il mercato delle scarpe ginniche? I dati dicono di no: tra i numeri da capogiro del mercato del resell, e modelli leggendari, ecco tutti i numeri e i fenomeni (spoiler: hanno a che fare con Michael Jordan...)

sneakers moda 2020
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Per due mesi, abbiamo vagabondato per la casa dividendoci tra le gioie della panificazione, i dolori del giardinaggio, e i work-out casalinghi pensati dalle nostre palestre così come dagli influencer più atletici. Una via crucis vissuta in costante streaming, e però necessaria, per poterci riaffacciare oggi alla vita sociale, riappropriarci di vestiti che non siano tute e pigiami. Ma dopo 60 giorni passati comodamente in ciabatte, abbiamo ancora voglia di comprare sneakers? Il mercato delle scarpe ginniche avrà subito dei contraccolpi? La pandemia da Covid-19 ha scalfito il dominio delle calzature che, prima dell'8 marzo, godevano di un predominio mondiale? Neanche troppo. Secondo i dati elaborati da Lyst in esclusiva per Marieclaire.it le ricerche di sneakers avevano avuto un picco del +28% a gennaio, imputabile ovviamente alla stagione dei saldi. Secondo la piattaforma di ricerca globale legata alla moda (che consente di ricercare tra 5 milioni di prodotti di 12 mila marchi) il calo dovuto alla pandemia c'è stato, ma può considerarsi come una naturale inflessione dovuta a un evento drammatico (il numero è del -22%).

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Certo però, dei cambiamenti nel modo nel quale ricerchiamo le sneakers online, ci sono stati. Lyst ha evidenziato che la community dei suoi utenti, in questi ultimi due mesi, ha prediletto modelli in cromie neutre (+40%), invece dei colori accesi e flash che caratterizzano molte release moderne dei maggiori marchi. D'altra parte il 23% delle richieste si è concentrato sulle sneakers da running (forse per ritagliarsi un'ora d'aria, all'inizio del lockdown, quando era concessa l'uscita proprio a chi si dedicava alla corsa), mentre i marchi sportivi sono stati preferiti ai brand più modaioli che inglobano nel loro guardaroba anche sneaker pur non concentrandovisi totalmente (+67%).

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Secondo Domenico Romano, head marketing di AW Lab, indirizzo milanese obbligatorio per chi acquista sneakers, l'e-commerce collegato al negozio ha registrato una crescita a doppia cifra anche se, vista la chiusura imposta dal lockdown, il numero degli acquisti è diminuito. "Non ci sono però state riduzioni dei prezzi" spiega Romano " ma in compenso abbiamo aumentato le attività promozionali per garantire servizi ai nostri clienti, tipo la consegna gratuita. Tra i modelli più richiesti, ci sono state secondo Romano le Air Force One, le adidas Stan Smith, le Vans Old Skool, ma anche novità come Nike 2090 e Puma Rider. Quindi non cambierà davvero nulla, ora che le restrizioni sono state allentate? "Un ritorno ai volumi pre-pandemia è di certo auspicabile, ma non credo sia molto realistico" afferma Romano."Il processo e le motivazioni di acquisto sono cambiate. L'esperienza di shopping sarà sempre più un rapporto one-to-one, quasi di personal shopping, tra addetto alla vendita e al cliente."

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E cosa sta succedendo, invece, nel mercato (parallelo e ambitissimo) del resell? Secondo Jesse Einhorn, senior economist di StockX – il primo mercato azionario al mondo dedicato ai beni di consumo, che oggi è anche la piattaforma più importante al mondo dove vendere e acquistare sneakers – "fino ad ora, i volumi di vendita e il traffico su StockX non sono stati particolarmente toccati dai recenti eventi. I prezzi delle sneakers stanno avendo decisamente meno volatilità rispetto al mercato azionario. Nonostante le loro somiglianze, il mercato azionario e quello delle sneakers funzionano in maniera molto diversa. Mentre i prezzi delle azioni sono estremamente sensibili ai cambiamenti macroeconomici e alle performance di specifici settori, il prezzo di rivendita delle sneakers è in gran parte guidato dal rapporto domanda-offerta del prodotto specifico.

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Inoltre, la speculazione ha un ruolo decisamente minore nel mercato di rivendita delle scarpe da tennis, portando a una minore volatilità del mercato. Con l'eccezione di alcune sneakers di alta gamma che hanno visto una pressione al ribasso, non abbiamo evidenziato particolari variazioni di prezzo nel mercato secondario delle sneakers e, in generale, i prezzi sono relativamente stabili." Per fare dei numeri, inoltre, Einhorn sostiene che la variazione di prezzo è stata modesta e non uniforme. "Sui 500 modelli di sneakers più venduti, poco più della metà, 260, hanno visto aumentare il loro valore di rivendita, mentre il prezzo delle altre è diminuito. Alcune sneakers di alta gamma, come le Off-White Jordan 5, hanno visto un decremento del loro valore attuale, mentre altre, come le Strangelove Skateboard SB Dunk, hanno visto importanti aumenti di prezzo. E proprio parlando delle Dunk firmate Nike, nel modello High Ferris Bueller si è registrato negli scorsi giorni un aumento netto del 50%. La causa? Ha un nome e cognome, e si chiama Kylie Jenner. L'imprenditrice della premiata ditta Jenner-Kardashian, ha infatti indossato il modello raro in uno scatto su Instagram (il valore di ogni suo post è stimato su 1,2 milioni). In soli due giorni le vendite del modello hanno superato le vendite totali registrate nei due mesi precedenti: prima del post di Kylie, il prezzo di rivendita medio delle Ferris Bueller Dunk si aggirava intorno ai 600 euro, ma nei due giorni successivi è arrivato anche superare i 1.000 euro (1.415 euro nella giornata di domenica 17 maggio), registrando un aumento netto del 50%.

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Un altro paio di sneakers che ha fatto canestro, finendo nel cesto (degli acquisti) di migliaia di appassionati, è quello delle Air Jordan, ritornato in cima alla lista dei desideri sulle ali dell'effetto di The last dance, documentario capolavoro su Netflix, che ha raccontato l'epopea atletica made in the 90's di Michael Jordan e dei suoi Chicago Bulls, che il leggendario cestista ha portato alla vittoria di sei campionati NBA. Sempre secondo StockX, già dal 19 aprile, giorno della messa in onda dei primi due episodi, il traffico sulle pagine del marchio Jordan è salito del 63%, con un incremento degli ordini pari al 90%. Ed è innegabile la potenza e il fascino che la figura di Jumpman esercita ancora sul pubblico, tanto che i trend registrati hanno seguito pedissequamente gli episodi. Nel quinto si sono viste le Jordan 1, scarpa con la quale MJ ha giocato la sua ultima partita con i Bulls, che il giorno sono raddoppiate in valore rispetto al mese precedente, con il traffico sul sito che ha raggiunto il suo massimo storico. L'effetto The last dance si è riverberato anche su altri articoli, come le carte da collezione, e persino memorabilia e magliette legate a Scottie Pippen, il compagno di squadra di MJ senza il quale i Chicago Bulls non sarebbero entrati nella storia (+300%). Il record assoluto, però, si è registrato sempre online, ma durante un'asta organizzata da Sotheby's quando un paio di Air Jordan 1s indossate (e firmate) da Michael Jordan nel 1985, sono state vendute per 560 mila dollari, infrangendo il record precedente, quello della Moon shoe, sempre firmata Nike ( del 1972) venduta per 100 mila dollari. Il sole sul regno delle sneakers non è ancora tramontato, insomma, e dai dati sembra che non lo farà ancora per molto.

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