Così è nata la giacca Chanel, l'arma pacifista che Coco offrì alle donne per rivendicare le loro libertà

Tweed e oro, ordito e trama, cachemire e mohair, pettine e navetta, denim ricamati e cartamodelli sfregati. Se la storia della moda fosse un suono, assomiglierebbe a quello del più virale fra i video ASMR. I corti da ascoltare, e in caso guardare, che sollecitano così tanto i cinque sensi a tal punto da far raggiungere una sorta di nirvana del rilassamento. È così che origliare la nascita di una giacca Chanel, nascosti dentro una stanza del castello del savoir-faire parigino di Rue Cambon, equivale a ipnotizzare mente, occhi e cuore couture di fronte alla genesi di un’icona. Intessute per la prima volta nel 1954, le reti bouclé dai bottoni dorati sono l’arma pacifista che Coco Chanel offre alle donne per imporre la loro libertà. Di essere militanti in tailleur di una rivoluzione disinvolta. Come disinvolto era il jersey usato dai pescatori della Normandia, poi adottato da Gabrielle per riformare l’armadio delle mademoiselle.

Coco Chanel fotografata da Douglas Kirkland
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Il tessuto impalpabile, le tasche vere (contro quelle trompe-l’oeil che non rispondevano ai codici votati alla funzionalità di Maison), le trame a contrasto e le camelie di metallo, da inserire fra le asole di quegli scrigni di femminilità sfrontata e mai urlata. La giacca Chanel è quell’ieri oggi e domani dell’haute couture e del prét-à-porter, di ogni epoca e generazione. Tramandato in 16:9 da Luchino Visconti che per il suo Boccaccio ’70 volle una Romy Schneider solo di negligé e tailleur Chanel vestita, tramandato di capitolo in capitolo in La Petite Veste Noire, libro di Karl Lagerfeld e Carine Roitfeld sulla storia delle giacche Chanel attraverso il tempo. Ed è proprio il Kaiser della moda che, raccolto il testimone della Maison, reinterpreta quel grande classico “fu maschile, e ormai diventato capo tipicamente femminile, simbolo di un’eleganza spigliata, atemporale, intramontabile”.

Caroline de Maigret
AB_

Arrangiate in puro stile Eighties, le proporzioni della giacca Chanel by Karl Lagerfeld si adattano “alla donna dell’oggi: spalle larghe, corporatura longilinea, fianchi stretti e gambe smisurate”, come dirà a Women’s Wear Daily lo stilista scomparso a febbraio 2019. “Tre cose non passeranno mai di moda: i jeans, la camicia bianca e la giacca Chanel”, professava l’uomo che osò abbinarla a shorts, costumi da bagno, abiti da sposa, che osò tuffarla in un bagno di paillettes, perle, piume e denim, che osò ricamare il concetto di tradizionale alla parola pop-olare.

La topmodel Vittoria Ceretti indossa un look della Collezione Chanel Cruise 2019-2020 by Virginie Viard
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Un viaggio lungo più di 60 anni che quest’anno è arrivato a far tappa nella stazione di Virginie Viard, creative director succeduta a Lagerfeld, che in occasione della sfilata Chanel Cruise 2019 2020 ha allestito un vero e proprio capolinea ferroviario all’interno del Grand Palais parigino. Lattementa, burro, viola e magenta, bottoni e treccine gioiello, canvas e cotoni, denim e dettagli-tributo al suo predecessore, sono i fili (rossi) che compongono la nuova collezione di giacche Chanel dal Vangelo secondo Viard. La donna che amministra un'eredità couture potente, preziosa, pesante, con la mente sempre in viaggio verso la Scozia, lì dove le mani di Coco avevano sfiorato per la prima volta il tweed.

Jeanne Moreau all’aeroporto di Roma nel 1961
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