“Bellezza non è una donna scollata col suo vestitino tagliato di sbieco”, Miuccia Prada

Dalla Pelletteria di famiglia alla riforma della femminilità nel mondo, la storia di Miuccia Prada è in un libro-enciclopedia del sapere couture.

image
Courtesy Photo / Brigitte Lacombe

Dici Miuccia Prada e si apre subito un mondo di disciplina, di rigore, di accostamenti di colori insoliti e di serietà. Dici Miuccia Prada ed è subito moda, quella vera e più concettuale, quella da lei amata, studiata, sperimentata, disegnata e prodotta a suo modo, senza mai seguire altri dettami se non i suoi, una moda difesa con tutta se stessa e portata a livelli inimmaginabili dai più, soprattutto da chi non credeva che potesse andare oltre la superficialità che in quel mondo si vede.

Courtesy Photo

Madame P., la chiameremo così – chiamarla Miu Miu (che è poi anche l’altra sua linea creata nel 1993), come fanno alcuni suoi amici intimi, ci pare esagerato – è una donna che è sempre andata e che va oltre, una di quelle che ha amato ed ama riflettere sulle molteplici forme della femminilità, sulla storia della donna, sul ruolo politico e sociale, sul suffragio femminile a tal punto da farne la sua principale forma di ispirazione. Una donna, prima che una stilista, che conosce l’arte, il cinema, la letteratura, la musica, il passato e il presente e che riesce a unirli tra loro nelle sue collezioni, riferimenti stratificati e complessi – non vi è dubbio – ma che dimostrano sempre quella sua innata e continua apertura mentale e tanta curiosità, una passione enorme che irradia dalla sua persona.

Fall Winter 1994
Courtesy Photo

Una donna radicale “tosta” - direbbero i più, soprattutto chi la definì banalmente “stilista intellettuale” solo perché non fu capace, all’epoca, di afferrare la logica di quello che lei faceva e proponeva. Con suo marito e socio, Patrizio Bertelli - sposato indossando un capo di cotone grigio militare realizzato dalle sorelle Ferrari, (le più esclusive produttrici di abiti per bambini a Milano) abbinato a un soprabito da uomo - portò avanti la tradizione familiare della Pelletteria Prada fondata da suo nonno Mario nel 1913. Nel 1984 si inventò lo zainetto nero senza logo, simbolo del minimalismo più estremo, e fu un successo. Seguì una prima collezione prêt-à-porter per la donna nel 1988 che è rimasta nella memoria di molti, come ci viene ricordato in Prada: tutte le collezioni (L’Ippocampo) che raccoglie tutte le collezioni Prada in oltre 1300 foto dall’inizio ad oggi.

Primavera Estate 1997
Courtesy Photo

In quell’occasione presentò abiti neri e marroni – “il marrone è il colore meno commerciale che ci sia”, dirà poi – con gonne anni Cinquanta rosso acceso o rosa caldo, un colore, quest’ultimo, che avrebbe sempre voluto soprattutto per un paio di scarpe quando era una ragazza, ma che sua madre Luisa le vietava, obbligandola a indossarle di colore marrone (che lei abbinava a mise di Yves Saint Laurent). Non è un caso, quindi, se anni dopo proporrà proprio quei due colori, accostandoli sulle scarpe, sulle borse, sugli accessori e – ovviamente – sui vestiti. Le scarpe, soprattutto in quella prima collezione, erano basse e maschili, scarpe con cui una donna poteva anche correre facilmente, un paio di calzature su cui molte avrebbero voluto passare molto tempo a studiare arte pur di non aprire mai un libro di matematica. Da allora, Madame P. di strada ne ha fatta e oggi è un’istituzione, un’icona della moda e non solo.

Primavera Estate 1999
Courtesy Photo

Dal 1993 esiste infatti la Fondazione Prada che porta il suo cognome in una sede progettata e realizzata da Rem Koolhass e dallo studio OMA, una ex distilleria del ‘900 con sette edifici preesistenti e tre nuove strutture visitabili anche dal pubblico dal 2015. L’opulente Haunted House rivestita in foglie d’oro 24 carati e il Bar Luce ideato dal regista e artista Wes Anderson (da non perdere il progetto espositivo da lui realizzato con Juman Malouf, “Il sarcofago Spitzmaus”, visitabile fino al 13 gennaio del prossimo anno), sono oramai iconici anche loro. Splendida anche la sede veneziana a Ca’Corner della Regina, sita in un palazzo settecentesco affacciato sul Canal Grande (imperdibile, e non esageriamo, la prima grande retrospettiva dedicata a Jannis Kounellis), come l’Osservatorio, a Milano, dedicato alla fotografia, il Rong Zhai di Shangai e un nuovo spazio parigino che aprirà a breve, ma, dicono, destinato ai loro uffici.

Autunno Inverno 2005
Courtesy Photo

Sfogliare questo grande volume, impreziosito da una copertina celeste minimale as usual, è un piacere per gli occhi e per la mente. Una maniera per scoprire e conoscere, per chi non è addicted del marchio, lo stile “sincero chic” di cui Madame P. è fondatrice e paladina. Uno di quelli in cui anche il brutto ha la sua parte considerevole. “Nel mio lavoro, forse, sono riuscita a introdurre il concetto del brutto nella moda perché era l’unica sfera a non considerarlo. Cinema, arte, letteratura, tutti l’avevano trattato. Il brutto nella moda era ed è difficile da accettare perché c’è ancora il sogno, il cliché della bellezza, del sexy, della donna scollata col suo vestitino tagliato di sbieco. Io detesto i cliché: la bellezza è più complessa e soprattutto più interessante di questo immaginario sterile e noioso. La fortuna di Prada è nata proprio su questa idea".

Primavera Estate 2008
Courtesy Photo

Prada è oggi uno dei brand di lusso più influenti a conservare un approccio profondamente personale, sofisticato e sobriamente sovversivo. Trenta anni di collezioni, iconiche creazioni su passerella (ogni collezione è corredata dal commento critico della giornalista e scrittrice Susannah Frankel) in cui ad emergere è la lavorazione e la cura per il dettaglio, tra gonne al ginocchio e pieghe a coltello o separate, linee dritte o ad A, scarpe volutamente pesanti e spesso portate con calze fino al ginocchio, plastica e pietre preziose, maglie a treccia o a stampa o a ricami, inediti accostamenti cromatici (oltre al rosa e al marrone, è stata la prima ad accostare il senape con il viola o l’ottanio, il rosso fiamma con il verde chartreuse), broccati presi in prestito da un armadio maschile.

Alessio Cocchi

E, ancora, lo spolverino, le scarpe a tacco alto ma mai esagerato, i riferimenti agli anni Cinquanta e alla moda futurista di André Courrèges, Pierre Cardin, Paco Rabanne come al neorealismo italiano e al noir. Probabilmente, dopo tutto questo, passando anche per gli oggetti, gli accessori, gli occhiali, i gioielli e i profumi, soprattutto se non siete appassionati di moda o non è quello il vostro lavoro, avrete in testa una grande e piacevole confusione, ma una certezza assoluta. Miuccia Prada è riuscita a capire ciò che è in sintonia con quel dato momento storico senza dimenticare mai il complesso rapporto tra femminilità, femminismo e moda. Ed è per questo che ha successo ed è amata. “Le donne – ha dichiarato alla fine di una sfilata nel 2016 – hanno molte sfaccettature: sono amanti (e già che dica questo, prima di ogni altra cosa, è significativo, ndr), sono madri e sono lavoratrici”. Miuccia Prada si è sempre reinventata, come dice la Frankel, e lo ha fatto stagione dopo stagione e a tal punto da costringere le altre maison a correre per stare al passo con la sua”.

Courtesy Photo
Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Tendenze