Di tutti i trench moda chi vince il mercato del vintage?

Dal gabardine in cotone di Thomas Burberry alla lana impermeabile di John Emary: storia, numeri e nomi di due fenomeni che continuano a vestire dell'eleganza Brit le collezioniste vintage di tutte le latitudini.

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Armando GrilloImaxtree

Le piogge hanno incominciato a imperversare sullo stivale: se il segnale è colto con una certa tristezza dai metereopatici, la buona notizia è che è finalmente arrivato il breve inter-regno del trench, capo principe di quella che una volta veniva chiamata gentilmente"mezza stagione" . E quando si parla di trench, sono solo due i brand capaci di aver infuso in questo capo non solo la caratteristica di essere impermeabile agli acquazzoni, ma anche significati semiotici che vanno ben oltre, e configurano quel capospalla come un elemento distintivo della personalità di chi lo indossa. Secondo i dati di Lyst, ad esempio, negli ultimi tre mesi estivi, si è già acceso il desiderio dell'acquisto, in previsione di scenari dai colori autunnali con i quali, il beige del Burberry è in perfetta sincronia: il brand infatti è quello più ricercato quando si tratta della specifica categoria merceologica, mentre se si va nel dettaglio, e si ricerca il modello più richiesto, a vincere rimane il grande classico, l'impermeabile beige in purezza, nonostante oggi il brand disponga di una vastissima gamma di varianti, più o meno di tendenza, pensate da Christopher Bailey ieri, e da Riccardo Tisci oggi. E quel modello, in quello specifico tessuto, il gabardine di cotone, mette tutti d'accordo – ma pure in riga – perché in realtà inizialmente era stato concepito per usi militari.

Il fondatore, Thomas Burberry, giovane di belle speranze, fa esperienza dal sarto locale prima di aprire il suo negozio a Basingstoke nel 1856, anche se, fin da subito, a consumarlo come un tarlo, era quell'idea di realizzare abbigliamento waterproof – e vivendo in Inghilterra, si capisce come potesse essere un requisito essenziale – tanto da cercare partner nei produttori di cotone inglesi. Certo, all'epoca esistevano già tessuti tecnici atti allo scopo, ma per ottenere il risultato venivano sottoposti a trattamenti, gommati o cerati, e di conseguenza, si facevano pesanti, mentre Thomas aveva l'idea di un capo adatto alla quotidianità, e di conseguenza, pratico. Così comincia a sperimentare, fin quando non arriva il sacrale momento dell'"Eureka": quello della scoperta dell'equilibrio perfetto, che gli permette di brevettare il gabardine di cotone nel 1888 (anche se la scoperta vera e propria è di 11 anni prima, del 1879).

Una modella con un cappotto Burberry nel 1921
Central PressGetty Images

E così Thomas guadagna la fama mondiale, con il giornale Men's wear che, nel giugno 1904 favoleggia le qualità di resistenza del tessuto da lui inventato, pensato per affrontare venti caldi del deserto e sferzate più invernali. L'idea di realizzarvi un intero cappotto vagava già, figurarsi, nella mente di Thomas Burberry, ma, molto abilmente, inizia prima ad occuparsi del marketing, assicurandosi che i personaggi più in vista dell'Inghilterra vittoriana indossino i suoi capi: e, a fare da novelli testimonial sono infatti Lord Baden-Powell, che poi fonderà anche il movimento Scout, e Lord Kitchener, ufficiale pluri-decorato per le sue imprese durante la guerra Boera. E proprio il British War Office lo contatta nel 1895: sedotto dalle qualità di leggerezza del tessuto, gli chiede di realizzare dei cappotti che rimpiazzassero quelli ben più pesanti utilizzati sino a quel momento, portandolo a realizzare la prima versione del trench che oggi continuiamo a indossare. Se le spalline erano usate per mostrare i gradi degli ufficiali, gli anelli a D metallici della cintura tornavano utili per agganciare l'attrezzatura. Così, l'esercito inglese si presentò all'appuntamento con la seconda guerra Boera – quella appunto, tra l'Inghilterra coloniale e le due repubbliche africane che si erano dichiarate indipendenti, la Repubblica di Transvaal e lo Stato Libero dell'Orange – deciso a mantenere il suo predominio, vestito di tutto punto. L'obiettivo del fondatore, uomo pratico che, a quel punto della sua carriera, era riuscito ad aprire il suo negozio nella zona di Haymarket, non era però solo quello di essere indossato per compiere imprese eccezionali – sia guerresche che avventuriere, considerato che il trench in gabardine fu indossato anche dagli esploratori come il Dottor Fridtjof Nansen, durante la spedizione al circolo polare artico – ma dal bel mondo londinese. La realtà però, andò ben oltre il sogno, visto che, dopo la sua morte, avvenuta serenamente nel 1920, di fronte ad un'azienda e un business ormai ovviato, il cappotto fu magnificato anche dal cinema, donando un fascino misterioso e malinconico all'Humprey Bogart di Casablanca, e rendendo sbarazzina e vivace l'imperitura Holly Golightly di Colazione da Tiffany.

Carlo e Diana in Burberry
Central PressGetty Images

Oggi, se quell'originale modello è tradotto in sei varianti, con un'onomastica che celebra altrettanti quartieri di Londra – dal classico Kensington con la silhouette allungata passando per il Chelsea, più affilato con le spalle strette e la vita affusolata, e il Waterloo, dalla vestibilità più over – rimangono i dettagli, a narrare una prossemica ormai leggendaria. Uno su tutti, il collo, che richiede 180 punti fatti a mano e necessita di un sarto che abbia lavorato solo su quel dettaglio, almeno un anno, potendo regalare al pezzo quella curva fluida. E che "Il" trench Burberry continui a macinare consensi, guadagnando sempre maggiore plauso, lo conferma anche Vestiaire Collective, che ha registrato, rispetto allo stesso mese dello scorso anno, un +58% nelle ricerche, configurandolo, a livello globale, come il 12esimo brand più ricercato, e il 14esimo in Italia.

Nel 1966 durante un evento della British menswear guild, uno dei soci è Aquascutum, che veste il modello sulla sinistra con il suo classico trench a micro-quadri
KeystoneGetty Images

Una storia simile la vanta Aquascutum, anche se le premesse tessili non sono frutto del gabardine di cotone, marchio di fabbrica di Burberry, ma da una lana impermeabile, brevettata dal fondatore John Emary nel 1853, che, con un lampo di genio si decise a ribattezzare il suo nome utilizzando non l'inglese che pure colonizzava imperi, ma il più antico latino: aquascutum altro non è che la parola latina che suggerisce l'idea dello "scudo d'acqua". Anche lui subito adocchiato dagli alti gradi – intese come stelle militari, ma anche stelle di Hollywood come Sophia Loren, Cary Grant, Lauren Bacall e Michael Caine– finisce indosso ai soldati inglesi durante la guerra di Crimea, e anche al re Edward VII, primo cliente affezionatissimo e grande pioniere delle tendenze. Il re lo ordinò infatti nel classico check principe di Galles, il motivo che ad oggi è quello più assimilato al marchio, e di conseguenza il più ricercato dalle amanti del vintage. E il cappotto infranse, diversi decenni dopo, persino la barriera inespugnabile della Cortina di Ferro, visto che Margaret Thatcher lo indossò nella sua visita ufficiale all'URSS. Il direttore del negozio di Regent Street, Kinglsey Matheson Pink, non aveva allora idea – nell'era che precedeva gli accordi tra figure pubbliche e maison – che i cappotti, ma anche i vestiti formali da giorno e da sera, sarebbero stati indossati dal capo di stato in occasioni nelle quali si ristrutturavano gli equilibri della politica mondiale. Rigore quasi militare, motivi riconoscibili –come il collo di Burberry, la sua cintura a D, o la stampa principe Galles di Aquascutum – e quella strana voglia di sentire la pioggia nell'aria: da più di 100 anni, la ricetta del successo, è sempre la stessa. E fa breccia, ieri come oggi, nel cuore delle donne cresciute (non solo) a pane e Colazione da Tiffany...

Un trench Aquascutum della collezione a/i 2005-2006
Chris JacksonGetty Images
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