Ma esiste un mercato vintage del fast fashion? E funziona?

Da Lanvin a J.W. Anderson x Uniqlo, partendo dall'originario Karl Lagerfeld x H&M: che fine hanno fatto le limited edition che abbiamo comprato facendo la fila all'alba davanti a un negozio.

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Valentina ValdinociImaxtree

La prima limited edition, crasi tra fast fashion e moda da passerella, fu quella tra Karl Lagerfeld e H&M, che, 16 anni dopo il lancio, può considerarsi vintage a pieno titolo. Le ultime, in ordine di tempo, sono state quelle di Jil Sander x Uniqlo, e The Vampire's Wife x H&M, molto amata dalle aficionados dal brand neo-gothic di Susie Cave, moglie di sua Oscurità Nick. Impossibilitate agli assembramenti dalle nuove necessità della pandemia, le file si sono formate, ordinatamente, online, e però incapaci di restituirci un'immagine chiara del loro successo, così come chiaro fu il dato, diffuso dal brand nel lontano 2004, che nel negozio H&M sulla Fifth Avenue a New York, la collezione firmata con il Kaiser della moda veniva venduta alla velocità di 1500-2000 pezzi all'ora, andando in sold out in tutto il globo in meno di 24 ore. Un risultato dovuto certo alla ventata di novità, alla possibilità fino ad allora insperata per le adolescenti dell'epoca, di poter avere nel proprio armadio un pezzo firmato, seppure per metà, dall'uomo più riconoscibile e identitario del fashion system, e non solo per via della sua posizione come direttore creativo di Chanel. E infatti la collezione Karl Lagerfeld x H&M replicava su tessuto il vocabolario stilistico per il quale il tedesco era divenuto noto: skinny jeans, choker in raso nero da allacciare al collo delle camicie, little black dress total black con gonna al ginocchio – presi a prestito dal vocabolario di Coco – cravattini e blazer con un solo bottone. Se all'epoca ottenere un capo dell'ambita collezione pareva operazione che sarebbe riuscita solo alle eroine delle file, capaci di svegliarsi all'alba per presentarsi all'appuntamento in posizioni agevolate, cosa ne è, adesso, di quel guardaroba? Lo si acquista online? E a che prezzi?

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Se su Ebay è possibile ritrovare la t-shirt con l'effige del creativo, con tanto di didascalia "molto raro", a 22 euro, il cappotto a 159 euro e il blazer a 24, soddisfacendo in parte la curiosità, non è possibile invece capire se, al netto dell'offerta, esiste ancora qualche nostalgico che ha deciso di comprare, anche aiutato da dei prezzi convenienti, simili a quelli del lancio, se non minori (a eccezione di un vestito midi in seta, valutato da qualche buontempone 2800 euro, di cui però si vede solo la foto della campagna, quando a indossarlo la texana dallo sguardo affilato, Erin Wasson). Più chiara l'immagine se si passa su Vestiaire Collective, che permette di spulciare tra tutti gli elementi che sono transitati dalla piattaforma, compresi quelli che sono poi stati effettivamente venduti. La camicia con la pettorina e il collo appuntito, grande classico dell'armadio di Karl, è stata acquistata per 35 euro, il cappotto monopetto nero in lana a 159 euro, così come il blazer paillettato, a 122 euro. Se la collezione all'epoca fece faville, la motivazione fu anche legata alla sorpresa di sapere che un creativo considerato da sempre sideralmente distante dal mondo reale, e dai portafogli dei suoi abitanti, accettasse di produrre una collezione a costi agevolati. «Lo sforzo che ci metto per progettare una collezione di alta moda, come una per H&M, è lo stesso», spiegò serafico il creativo al WWD all'epoca. «Essere cheap non ha nulla a che vedere con i prezzi, ma con lo stile, e mi piace l'idea che tutti possano indossare un capo Karl Lagerfeld». Un assunto del quale il Kaiser era veramente convinto, tanto che si indispettì parecchio quando la collezione andò sold out in poco. «Avevano promesso che ci sarebbero stati pezzi negli store per due settimane, e sono durati 25 minuti», si lamentò, accusando il fenomeno della "massclusivity", e quindi la creazione di prodotti dedicati al settore fast fashion, e quindi di massa, ma limitati nella quantità, un parossismo che, da Lidl in poi, è divenuto lapalissiano per tutti. Se però oggi la sua collezione si ritrova online senza dover faticare troppo, sarà per colpa della nostra memoria corta, e di una generazione Z che ha altri feticci? Sì, e no. Perché se la collezione Karl Lagerfeld x H&M ha vissuto il suo momento di gloria sugli scaffali dei negozi, e ora cerca nuovi proprietari, senza risultare troppo pretenziosa, non tutti gli esperimenti di collaborazione del gigante svedese andarono a buon fine. Secondo un articolo di Vogue US del 2016, quella realizzata da Jimmy Choo nel 2009 fu diretta responsabile di un rallentamento delle vendite del marchio disegnato da Tamara Mellon (su Ebay gli stiletto con tacco a spillo e cavigliera si comprano a 50 euro); mentre quelle di marchi noti e riveriti dagli addetti al settore ma lontani dall'essere considerati mainstream, come Marni (2012) Maison Margiela (2012) e Isabel Marant (2013) non fecero esattamente tintinnare i registratori di cassa, anche perché, dopo qualche anno, lo stratagemma fu adottato da tutti i competitor. Del 2012 è la capsule tra Topshop e J.W. Anderson, all'epoca designer emergente: su Vestiaire risultano venduti, tra gli altri, gonne midi in seta con motivi paisley (38 euro) e un maglione in lana stampato (127). A guardarle adesso, però, riflettendo sul percorso stilistico realizzato dall'inglese negli anni a seguire, non sembrano avere molto in comune con le pensose e voluminose creazioni che ha realizzato per il suo marchio e per Loewe. Il che, paradossalmente, potrebbe essere ragione valida per investirvi, senza dover dar fuoco alla carta di credito, vantandosi poi, come se si fosse ad una retrospettiva di arte contemporanea, di possedere dei "J.W. prima maniera".

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Probabilmente, le collezioni funzionano quando vendono un sogno, e il conseguente guardaroba, al netto del poliestere. Per questo motivo si ritrova su Vestiaire un vestito di Lanvin x H&M, rosso, scollo a cuore, fascia in raso beige in vita e gonna a ruota, venduto a 250 euro, poco al di sotto del prezzo per il quale venne battuto alle casse nel 2015. I 492 euro pagati per acquistare il vestito rosa candy, lungo, con gonna a balze, di Giambattista Valli x H&M (2019) vedono il prezzo spiegato, probabilmente, da motivazioni di origine geografica diverse: in epoca di social media, la potenza del clan Kardashian sul milieu adolescenziale statunitense (paese dal quale l'abito è stato messo in offerta, e poi, probabilmente comprato) è spropositato. E quell'abito, infatti, fu indossato in passerella proprio da Kendall Jenner, durante la sfilata dedicata. Per lo stesso motivo, e anche per l'unicità e la complessità della sua costruzione, il blazer in velluto, sfoggiato da Kylie Jenner come mini dress, della collezione Balmain x H&M (2015) è stato acquistato su Vestiaire Collective per 795 euro, mentre su Ebay si ritrova a 1433 euro. A dimostrazione che certi acquisti sono più avventure da una notte, che storie d'amore fatte per durare. E che, a un certo punto, quando si cresce, e non se ne sente più bisogno, ce ne si libera con leggerezza (magari, guadagnandoci anche un po').

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