Come è nata la scenografia della sfilata Dior Autunno Inverno 21-22 a Versailles

In esclusiva a Marieclaire.it il video making of della scenografia del ready to wear di Maison realizzato in dialogo fra Maria Grazia Chiuri e l'artista Silvia Giambrone.

“Questa sala è la metafora del potere del patriarcato. Noi non neghiamo il corso della storia, ma possiamo cambiarlo”. Acuminate come le spine che sta forgiando, le parole di Silvia Giambrone sono la premessa-promessa dietro/davanti/dentro la sfilata Dior Autunno Inverno 2021 2022. Il ready to wear immaginato da Maria Grazia Chiuri va in scena a Versailles, in un'ala precisa della reggia fortemente voluta da Luigi 14, la Sala degli Specchi. “Il Re Sole fece costruire una stanza interamente rivestita di specchi a dimostrazione della sua forza e potenza, io li rimpiazzo con i miei, femministi”, spiega l’artista classe 1981, nata ad Agrigento, che vive e lavora tra Roma e Londra, chiamata dalla Direttrice Artistica della Maison di Avenue Montaigne per ri-pensare agli spazi dove presentare la sua collezione. “I miei specchi sono femministi perché frappongono il conflitto al potere. Quello che faccio è rivestire gli specchi di cera e spine, a rappresentare il conflitto che ogni tanto la nostra immagine ci crea davanti allo specchio”. Un manifesto, un cartello, una dichiarazione d’intenti (dis)celata in un video making of, in esclusiva per Marieclaire.it. “Non solo le trame, ma soprattutto gli elementi, gli oggetti-protagonisti delle fiabe”, le fa il verso Maria Grazia Chiuri spiegando il perché dietro un prêt-à-porter autunno-inverno 2021-2022 ispirato al mondo delle fiabe, un territorio in cui è abolita la dimensione di tempo e spazio. “Fra gli elementi magici delle fiabe lo specchio è una figura predominante, è per questo che ho chiesto a Silvia Giambrone di collaborare con me. Un’artista italiana che vuole esprimere con il suo lavoro l’attrazione e la repulsione che abbiamo rispetto allo specchio”. E se la fiaba non è un dispositivo di fuga, ma serve a rimettere in discussione e aggiornare gli stereotipi archetipici, i look di collezione, realizzati con fili oro e argento flottanti, sembrano apparire sotto i nostri occhi come per magia. Dall’uniforme del soldatino di latta trasformata in una serie di cappotti blu di cachemire dalle campiture rosse e bianche sul retro, alla giacca Bar con cappuccio che potrebbe essere indossata persino dalla Cappuccetto Rosso di Angela Carter. Passando per le fantasie floreali, rimando couture alla storia originale de La bella e la bestia, e gli abiti da sera da principesse, in tulle, strascico e fiori applicati, da mille e una notte. Look figli di una sensibilità femminile che sa tenere magicamente insieme infanzia e maturità.

“Attraverso l’utilizzo di diversi linguaggi – performance, installazione, scultura, suono, video – il mio lavoro esplora le politiche e le pratiche del corpo con una particolare attenzione alle forme più sotterranee di assoggettamento”, racconta la biografia di Silvia Giambrone, artista orgoglio del made in Italy con cui Maria Grazia Chiuri ha voluto dialogare per immaginare i fondali attivi della nuova sfilata Dior. “Osservando con sospetto il rapporto tra le relazioni e gli oggetti, che si offrono sempre più come simulacri degli aspetti più reconditi delle dinamiche relazionali, il mio lavoro opera una ricognizione sul domestico e sulle sue tensioni più profonde. Ritengo infatti che la violenza sia un linguaggio e che proprio l’ambiente domestico sia il luogo in cui primariamente si venga addomesticati alla possibilità della violenza stessa”.

“Per la sfilata Dior Autunno Inverno 2021 2022”, racconta, “ho voluto ricreare delle spine da apporre sugli specchi, quelle vere non sono abbastanza grandi per me. Rappresentano la bellezza e il pericolo, due concetti che vanno spesso di pari passo. La cera, invece, è un elemento confortante, per via della sua texture morbida. Vorrei che venisse fuori l’ambiguità fra questi due aspetti, cera e spine, bellezza e violenza. Qualcosa da cui sei inevitabilmente attratto, qualcosa con cui devi fare i conti, qualcosa che ha potere su di te anche se tu non vuoi”.

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