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Dolce, tenera, guerriera

Quando la moda ispira neologismi: è l'epoca del “florealismo”

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«Entrate in un giardino di piante, d’erbe, di fiori. Sia pur quanto volete ridente. Sia nella più mite stagione dell’anno. Voi non potete volger lo sguardo in nessuna parte che voi non vi troviate del patimento. Là quella rosa è offesa dal sole, che gli ha dato la vita; si corruga, langue, appassisce. Là quel giglio è succhiato crudelmente da un’ape, nelle sue parti più sensibili, più vitali...». Viene in mente Il giardino della sofferenza, di Giacomo Leopardi, contenuto nello Zibaldone di pensieri, all'apparire delle nuove collezioni per la prossima primavera-estate, che sembrano conciliare due concetti opposti.

A un estremo: l'eleganza/militanza di Prada, al limite della contestazione neofemminista che dai murales firmati da veri writer si effonde nella loro riproduzione su pellicce e mises superchic (e scatena cortocircuiti tra abbigliamento perbene e rivoluzioni pro-diritti delle donne). All'altro estremo: la silhouette evanescente e quasi volatile di Giorgio Armani, che sembra costruita con un sovrapporsi di trasparenze negate da altre trasparenze, come un acquerello di Cézanne. In mezzo: le tuniche mitologico-sportive di Ferragamo, il folklore sudamericano sognato da Alberta Ferretti e quello siciliano illustrato da Dolce & Gabbana, le reminiscenze da Biba anni 70 a Londra mixate allo sportswear di Frida Giannini per Gucci, i grafismi di Marni e Missoni a ricostruire petali e corolle, il riprogettare la toilette “da signora” di Bottega Veneta.

Comune denominatore: il diniego alla zuccherosità malgrado toni confettati e/o ricami, pizzi, volant. Ma soprattutto un uso sfrenato della botanica, nel ruolo di interlocutrice visiva di una società che offre come plat du jour crisi e conflitti. Esattamente l'operazione intellettuale opposta a quella che aveva imposto il camouflage – di cui, francamente, non se ne può più – come simbolo di pacifismo. Questi sono fiori che la mettono giù dura. «C'est le ton qui fait la musique», dicono i francesi. Cambiando il piglio e con cui vengono indossati, vissuti, presentati, i tessuti floreali si trasformano in corazze che carezzano, in divise ideali per raffinate guerriere che insegnano l'arte della difesa con un erbario addosso, trasformate in un manifesto etico oltre che estetico. È la nascita di nuova tendenza, che chiamerei "florealismo”, in preda a un enigmistico desiderio di far quadrare fiori + realismo. Perché essere romantiche, in quel modo bacioperuginistico che finora rappresentava la vulgata della fanciulla svenevole e tenera, oggi non ha più senso. Ma il romanticismo come intensità, passione, lotta e il crederci fino ad arrabbiarsi è un'esigenza che ogni persona dovrebbe provare. Provare, sì. Come si prova un vestito. Ma le taglie, stavolta, non c'entrano nulla.

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Giorgio Armani Primavera Estate 2014

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Prada Primavera Estate 2014

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Salvatore Ferragamo Primavera Estate 2014

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Alberta Ferretti Primavera Estate 2014

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Dolce & Gabbana Primavera Estate 2014

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Gucci Primavera Estate 2014

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Marni Primavera Estate 2014

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Missoni Primavera Estate 2014

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Bottega Veneta Primavera Estate 2014

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