Le celebrity che hanno reso l'AIDS qualcosa di cui si DEVE parlare

La giornata Mondiale contro l'AIDS non ci sarebbe mai stata senza l'impegno di tanti famosi che hanno aiutato il mondo a capire che di amore si può morire, senza colpa.

Wales In Wales
Princess Diana ArchiveGetty Images

La Giornata Mondiale contro l'AIDS, la World AIDS day è una di quelle ricorrenze che ci piacerebbe tanto vedere sparire. La vita era diversa prima del 1984, prima che AIDS, una nuova parolina, un acronimo, entrasse nel lessico planetario. Il 1984 è l'anno in cui il mondo ha appreso l'esistenza di quel virus subdolo e misterioso che si contagia attraverso l'atto più divertente che ci fosse a disposizione al tempo: il sesso. Chi è abbastanza "grande" lo ricorda: negli anni 80 tutto procedeva a grandi passi verso una sorta di nirvana planetario, glasnot e perestrojka del leader sovietico Michail Gorbačëv stavano smantellando la guerra fredda e dissipando la paura della bomba atomica, nasceva la scienza dell'ecologia mentre sessismo, razzismo e omofobia stavano finendo in soffitta, gli uomini etero non si vergognavano di vestire da donna e di mettere il kajal e le donne che cantavano "le ragazze vogliono solo divertirsi" lo intendevano davvero. Ma mentre si prendeva consapevolezza del potere di risolvere i mali del mondo, un nemico invisibile arrivava a guastare la festa. Oggi la prevenzione e la medicina hanno ridotto di molto il numero delle vittime, ma dall'84 alla metà dei 90 è stato un bollettino di guerra. Annunci continui di vittime famose dell'AIDS, di pari passo con le persone comuni, gli amici, i parenti, le persone a cui si voleva bene. Uno shock prolungaato. La paura insinuò il sospetto che troppo divertimento avesse scatenato una punizione divina e la reazione fu scaramantica. Nessuno voleva/poteva parlare di quel male che colpiva - si pensava erroneamente - coloro che indulgevano nella promiscuità, la parte peggiore della società. Ci sono voluti una serie di nomi e volti, di testimonial famosi, contagiati essi stessi o che avevano perso qualcuno, per assolvere i malati da colpe che non avevano. E per non lasciarli soli, circondati dalla paranoia del contagio.

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1 Rock Hudson
Archive PhotosGetty Images

Rock Hudson era il divo bello e prestante, il macho gentile degli anni 50 e 60. Aveva girato una gran quantità di film tra cui pietre miliari come Magnifica Ossessione e Il gigante (con James Dean). Quando nel 1984 gli è stato diagnosticato il virus HIV a nessuno sarebbe mai venuto in mente di pensare che fosse gay. È stato il primo a confessare pubblicamente la sua malattia. Quando la diagnosi venne confermata nell'85 a Parigi, e autorizzò il comunicato stampa per diffondere la notizia, l'ospedale si svuotò. Morì il 2 ottobre 1985, due mesi prima di compiere 60 anni, lasciando l'importante eredità del primo coming out dell'AIDS.

2 Keith Haring
Ron GalellaGetty Images

I suoi disegni sono inconfondibili, il suo stile gli è sopravvissuto. Keith Haring era gay dichiarato, un ragazzo dal cuore grande che aveva condotto molte campagne di consapevolezza contro ogni tipo di mali del mondo, ma che finì per entrare a far parte anche lui di una categoria da tutelare, quando nel 1988 gli venne diagnosticato l'AIDS. Da quel momento si è dedicato instancabilmente alla diffusione della prevenzione, prestandosi come testimonial. L'ultima opera l'ha dipinta su una parete del convento della Chiesa di Sant'Antonio Abate a Pisa, nell'89. Se n'è andato il 16 febbraio del 1990 a soli 31 anni.

3 Liz Taylor
Pool ARNAL/GERAL/PICOTGetty Images

Elizabeth Taylor era ricca e famosa e non ha mai contratto l'AIDS, ma dopo lo shock per la morte di Rock Hudson, suo co-starring in Il gigante, e poi di tanti altri amici, è diventata la prima celebrità eterosessuale e non contagiata dall'HIV a dare una spinta all'attivismo, fondando nel 1985 l'American Foundation for AIDS Research (AMFar) e la Elizabeth Taylor AIDS Foundation, nel 1991. L'impegno della diva dagli occhi viola è stato così intenso, fino alla sua scomparsa nel 2011, da meritare numerosi riconoscimenti internazionali, e la gratitudine di milioni di famiglie.

4 Magic Johnson
LUCY NICHOLSONGetty Images

Grande, grosso e fragile per un microscopico nemico. L'annuncio del celebre giocatore di basket NBA Magic Johnson, nel 1991, di aver contratto l'HIV non sconvolse solo il mondo dello sport. Perché Ervine Johnson Jr (questo è il vero nome), militante negli LA Lakers non è gay e con poche parole aveva spazzato via le certezze di chi pensava (male) che l'AIDS fosse una malattia per omosessuali e prostitute. Ogni pregiudizio sui malati di HIV si è ridimensionato quando il presidente Usa George Bush lo ha incluso come membro della Commissione Nazionale sull'AIDS. Oggi ha 59, vive una vita quasi normale grazie ai farmaci che assume quotidianamente e si presta come testimonial per la prevenzione, soprattutto fra i giovani afroamericani, ogni volta che serve.

5 Diana Spencer
Tim GrahamGetty Images

Lady D si è data da fare con un sacco di battaglie diverse, ma ha rivestito una grande importanza soprattutto in quella contro le mine antiuomo, e contro l'AIDS, che hanno accresciuto la sua popolarità. In particolare, un episodio che pochi rammentano risale al 19 aprile 1987, quando in piena paranoia da contagio si recò in visita nel reparto di un ospedale di Londra in cui erano ricoverati i malati di AIDS e venne immortalata mentre stringeva la mano a uno di questi, ripreso di spalle. Un gesto che frantumò un bel po' di pregiudizi sul contagio. In seguito ha ripetuto l'impresa in Brasile, visitando un orfanotrofio con annesso centro infantile di cure per l'AIDS.

6 Tom Hanks
Steven D StarrGetty Images

Il celebre attore americano viene citato raramente come contributor alla normalizzazione dell'argomento. Invece il film Philadelphia, in cui interpreta un avvocato gay in causa con il suo studio dopo essere stato licenziato perché ha contratto l'AIDS, ha fatto versare fiumi di lacrime e scatenato empatia anche nei più restii, facendoci immedesimare profondamente nel dramma di vite normali sconvolte dall'oggi al domani (lode anche al regista, Jonathan Demme). Per meglio rappresentare il dramma, ispirato a una storia vera, Hanks perse dodici chili durante il making del film, ma fu ben premiato del sacrificio. Si aggiudicò infatti sia l'Oscar che il Golden Globe.

7 Carla Bruni
Julien HekimianGetty Images

Il più recente - e toccante - contributo alla causa contro i pregiudizi sull'AIDS lo ha donato a novembre del 2018 Carla Bruni-Sarkozy su Instagram, dove ha reso omaggio a suo fratello maggiore Virginio Bruni-Tedeschi, morto di AIDS nel luglio 2006 all'età di 47 anni. L'ex première dame di Francia ha infatti pubblicato una fotografia del fratello accompagnata da un messaggio dolcissimo, semplice, pieno di cuoricini come lo avrebbe scritto la ragazzina che era stata insieme a lui, e presentandolo come se fosse ancora vivo: "Ciao Virgi...! Mio fratello Virginio Bruni-Tedeschi".

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